L'articolo A cena da Hiša Franko, tre stelle Michelin di Ana Roš in Slovenia sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Per festeggiare i 50 anni di Hiša Franko e i 50 anni di Ana Roś, che cadono entrambi in questo 2023, il menu degustazione proposto porta il poco originale nome di “50 sfumature di vita“. Se la fantasia per questa scelta è stata forse un po’ striminzita, lo stesso non si può dire del numero delle portate di questo percorso: 18.
Descrivere questo viaggio che porta in palmo di mano gli ingredienti del territorio (carni e pesci locali, tantissimi formaggi e prodotti caseari, erbe degli orti), selezionati con cura e maneggiati con maestria, non è un compito facile, anche visto il numero dei piatti che accompagnano il cliente, dal benvenuto della chef – un muschio da accarezzare! – sino al post-dessert. In estrema sintesi, la nostra impressione è che se quattro o cinque piatti potevano essere bypassati (qualche esempio? Le fragole con fave, latte di mandorle e alloro, oppure la granita di foglie di fico), altri raccontano il mondo e la filosofia di Ana Roś in maniera convincente e generosa.


Si inizia con albicocca, mandorla e calendula, con uno sfiziosissimo taco di semi, purè di topinanbur nero, pere e silene vulgaris e da cozze, alghe e acqua di pomodoro lattofermentata. Quando diciamo che alcuni piatti potevano essere bypassati, oltre ad averci convinto meno è per una ragione di porzioni, tutte giustamente ridotte all’osso per permettere di arrivare alla fine sazi ma non satolli. C’è un però: un piatto molto interessante come le cozze (anzi, più correttamente, la cozza) appena descritte purtroppo risultano a nostro avviso poco comprensibili in un solo, minimo, boccone.


Fatte queste premesse, si giunge a due classici di Hiśa Franko, forse le due portate più convincenti di tutta la degustazione: un bignet di mais, ricotta fermentata, uova di trota affumicate ed erba cipollina selvatica; e la patata cotta in crosta di fieno estivo, panna acida e caviale. Due piatti davvero impressionanti, sia a livello di tecnica che di presentazione, che di gusto (specie la patata, a cui continueremo a pensare ancora a lungo).


È il momento di una piccola pausa vegetale piacevole ma non indimenticabile, con le fragole di cui vi dicevamo e la “festa d’inizio estate”, un’insalata di fave con crema di lievito arrostito e nasturzio.
Decisamente più convincenti, invece, tutti i piatti ‘principali’ che arrivano a seguire: indimenticabili i tagliolini tagliati a mano con coniglio di montagna, cacao e tartufo nero, ma anche e soprattutto la trota stagionata due giorni e cotta all’Hibatchi, salsa di pesce al burro bruno e rafano, probabilmente uno dei migliori piatti che abbiamo mai assaggiato.


Arrivano anche un fuori menu – orzo con funghi -, il capriolo con ostrica, kiwi, barbabietole e foglie della fattoria, e la frittella di lenticchie fermentate con capretto, yogurt salato, foglie di curry e crescione selvatico. Chiude questa sequela di piatti importanti, la Pasta Ana.
I dessert per noi, team salato, si sono rivelati forse la parte meno interessante della cena, con la suddetta granita di foglie di fico, la brioche al miele, fonduta di cera d’api vergine, mela e camomilla; i frutti di bosco estivi con Zemljanka e orzo; il melone; e delle caramelle al grano saraceno e ricotta da portare a casa o mangiare al tavolo.


Quando si arriva al termine della cena, dopo circa tre ore, ci si rende conto che – tra alti e bassi soggettivi – si è come assistito a uno spettacolo, con ritmi e quantità perfette.


Ad accompagnare il cibo, potete scegliere il wine pairing, il funky pairing (vino+cocktail, divertentissimo), il juicy pairing (cocktail e bevande analcooliche) oppure, come nel nostro caso, un vino alla carta, con un ottimo rapporto qualità prezzo per il posto e in relazione alla carta dei vini (86€), e un accompagnamento azzeccato con tutti i piatti: un Sauvignon sloveno, il Bodonci 2018 di Marof.


Quello che ci è piaciuto forse di più di tutta l’esperienza è il posto e l’atmosfera che si respira. Su questo giudizio incidono sicuramente il bel verde in cui è immerso Hiša Franko – siamo a Kobarid, Caporetto, a poca distanza dal confine italiano, profonda e lussureggiante campagna -, gli arredi e i colori con personalità ma mai invadenti e un servizio giovane, sia in sala che in brigata, che si muove all’unisono, come un unico e collaudatissimo ectoplasma, senza mai una sbavatura, né in ‘sovrabbondanza’ né in mancanza, davvero impressionante.


Sia a pranzo che a cena troverete un unico menu degustazione con un prezzo di 255€ a persona, bevande escluse. L’abbinamento vini o cocktail&vini (funky) costa 150€, mentre l’abbinamento analcolico (juicy) ha un costo di 100€. La carta dei vini è super assortita e spazia tra vini con prezzi anche molto diversi. Da ultimo, vi segnaliamo che da Hiša Franko si può anche soggiornare in una delle camere al piano superiore rispetto al ristorante, abbastanza spartane e con prezzi diversi dal ristorante, con inclusa una colazione curata nel minimo dettaglio il giorno dopo.
HIŠA FRANKO
Staro selo 1, Kobarid, Slovenia
+386 5 389 41 20
Aperto tutti i giorni (12-16 e 19-23) tranne lunedì e martedì
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]]>Cominciamo col dire che Horto cerca di portare a Milano la filosofia che Niederkofler ha sposato e proposto fin dagli inizi sulle Dolomiti: stagionalità, sostenibilità, etica. Parole troppo spesso abusate, cui difficilmente c’è una corrispondenza nei fatti e che invece qui, ci spiegano, provano a dare la propria prova tramite un menu studiato su una rete di fornitori entro un’ora da Milano. Quindi sì, c’è il pak choi, che però arriva da Pavia, così come il riso, le carni sono di piccoli allevatori nei paraggi e il formaggio di caseifici sempre in zona. Piccolo appunto: avremmo apprezzato una scelta più estesa di piatti vegetariani o vegani, proprio in nome di quella ‘etica’.


Questa filosofia si struttura in un menu tuttosommato breve, a cui viene dato risalto tramite due menu degustazione rispettivamente da 5 o 7 portate. Chi volesse invece ordinare alla carta, può scegliere come comporre il proprio percorso attingendo da entrambi i menu, con le portate che preferisce. A pranzo, invece, la formula (e i prezzi) sono più agili, e noi non vediamo l’ora di sfruttare la meravigliosa terrazza per un aperitivo nella bella stagione.


Nonostante i menu degustazione ci invogliassero parecchio, decidiamo di ordinare alla carta per sperimentare i piatti di entrambi menu (che, come accade di sovente, devono essere però ordinati per tutti i commensali). I richiami alla montagna sono chiari, e non c’è una grande concessione a cucine troppo lontane da quella italiana.
La nostra cena è anticipata da diversi finger food di benvenuto tra cui delle paradisiache sfoglie di polenta con mousse di Strachitunt, una tartelletta alle alghe con trippa alla curcuma, bieta e bitto e delle chips di topinambur con tartare di manzo e caviale. Diciamo che siamo già predisposti bene.
Iniziamo con la tartare di salmerino marinato, cui viene aggiunta una salsa d’orzo parecchio corposa, che però non va a sovrastare il sapore, ben definito, del pesce d’acqua dolce. Sempre come antipasto, arriva anche la cagliata di latte vaccino al fieno, funghi e tartufo nero, impiattata in maniera davvero convincente e molto delicata nonostante i funghi e il tartufo.


Proseguiamo con un piatto che ci ha davvero conquistati: il risotto mantecato con fondo di trota e crème fraîche, un’esplosione di sapori a cui concorrono anche delle deliziose uova di pesce che lo sormontano. Proviamo anche il tortello di patate e abete con fondo di selvaggina, un piatto tipicamente montanaro che però rende anche a bassa quota, con un bilanciamento di sapori studiato alla perfezione e il fondo davvero indimenticabile, tanto da richiedere una tanto grezza quanto necessaria scarpetta.


Tra i secondi, scegliamo il cervo con zucca al rosmarino e asparagi pungitopo in agrodolce e l’anguilla con kiwi fermentato. Il primo è forse il piatto meglio riuscito di tutto il percorso, grazie soprattutto a una cottura eccelsa della carne di cervo. L’anguilla con kiwi invece ci sorprende, con questo inusuale accostamento di sapori che, se sulle prime ci destabilizza, finisce per conquistarci. Il pesce, poi, si scioglie letteralmente in bocca.


Concludiamo il nostro percorso con un sorbetto al cioccolato fondente con pera speziata e salsa brulè, seguito da una piccola pasticceria offerta dalla casa con Mou al Varzese con cioccolato fondente, financier al lampone e gelatina all’abete. Eccellenti e anche molto belli alla vista.


Abbiamo accompagnato la nostra cena con dell’ottimo Rosé Nature Trento Doc Lona Ester e, per iniziare, ci siamo concessi anche un piccolo cocktail analcolico, una fenomenale Kombucha allo zafferano.


Horto ha casa nel nuovo complesso del The Medelan, l’ex palazzo del Credito Italiano nella centralissima piazza Cordusio, dove sovrasta uffici e banche con una terrazza a ferro di cavallo da cui ammirare tutta Milano, da Citylife al Bosco Verticale, con la Madonnina che pare a portata di mano. Una volta che capite da che parte entrare (magari eravamo solo stanchi!), l’ambiente è pulito e lineare, con diversi tavoli inseriti all’interno di nicchie, dettaglio che verrà apprezzato da chi ama la privacy, e uno chef’s table da cui ammirare il lavoro della brigata. Il servizio pare un’orchestra che suona all’unisono, grazie a un team giovane, genuinamente gentile e ben affiatato che ci ha fatto vivere un’esperienza perfetta sotto tutti gli aspetti.


I prezzi di Horto ci sono sembrati completamente in linea con i piatti assaggiati, la posizione e l’atmosfera. Il menu da 7 portate ha un costo di 185€ (wine pairing a 80€), quello da 5 viene 155€ (wine pairing a 65€). Per chi preferisse ordinare à la carte, selezionando le portate dai menu degustazione i costi sono 90€ per due portate, 120€ per tre, 150€ per quattro.
HORTO
Via S. Protaso 5, Milano
02 36517496
Aperto tutti i giorni (12:30-14 e 19:30-21:30) tranne domenica
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]]>L'articolo A pranzo da Villa Crespi, ristorante tristellato sul Lago d’Orta sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Come spesso accade nei ristoranti stellati, anche a Villa Crespi la scelta consiste nel menu alla carta e nel menu degustazione di tre tipologie, due da sette portate e uno da otto. Inutile dire che il percorso degustazione in questi casi è spesso conveniente, oltre che il modo migliore per comprendere a tutto tondo il tipo di cucina proposta. È un po’ come guardare l’autoritratto di un pittore, e sulla tela dello chef Cannavacciuolo si vede sia la terra d’origine, la Campania, che la terra che lo ha visto crescere professionalmente, il Piemonte.
Tra i tre menu degustazione noi abbiamo scelto Traccia, che prevede un benvenuto dello chef, due antipasti, un primo, un secondo, il pre dessert e il dessert.
Uno dei piatti simbolo dello chef che non vedevamo l’ora di assaggiare è il tonno vitellato, una chiara rivisitazione “al contrario” del classico vitello tonnato, con fettine di tonno marinate in salsa di soia e accompagnato da fondo di vitello. Abbiamo apprezzato molto anche l’idea di accompagnarlo a un assaggio di vitello tonnato verace in stile finger food, che si è rivelato assolutamente delizioso.


Ma è il primo piatto, riso Carnaroli, bottarga, midollo e ostrica, che ci ha fatto sentire le campane del paradiso. Un chiaro spostamento dal Piemonte verso la Campania con l’introduzione del mare. Il ricco risotto, sia come sapore che consistenza, è da abbinare boccone dopo boccone alle fredde ostriche servite a parte: un’esplosione armoniosa di sugo, burro e salsedine. Un piatto davvero eccezionale, che fatichiamo a spiegare a parole.


Il nostro secondo classificato del menu è stato il piatto completamente vegetale a base di sedano rapa, frutto della passione e aglio nero. Un abbinamento decisamente insolito tra aglio nero, molto più dolce e ‘leggero’ di quello bianco, e la delicatezza del sedano rapa.
Anche il rombo chiodato, conchigliacei, alghe marine, taccole ci è piaciuto molto, soprattutto per il contrasto ben riuscito tra la morbidezza e il sapore di mare del pesce e la croccantezza delle taccole. Per concludere, una morbida mela verde con gelato al cocco e fondo di caffè: contrariamente alle aspettative, un dessert bilanciato sull’acido della mela, l’amaro del caffè e il delicato sapore del cocco.


La bellezza di tutti questi piatti che abbiamo assaggiato è che sono arrivati dritti al cuore e… torneremmo domani stesso per mangiarli di nuovo.


Come in tutte le cose, anche l’occhio vuole la sua parte, ed è innegabile che il contesto in cui si trova Villa Crespi sia fiabesco. La costruzione della villa iniziò nel 1879 per mano di Cristoforo Benigno Crespi, industriale del settore cotoniero, e durò trent’anni. Di ispirazione chiaramente mediorientale, è un delizioso ricamo arabeggiante con facciate ricche di colonne e intarsi che ricordano un minareto. Saranno lo chef Cannavacciuolo e sua moglie a ristrutturarla e, dal 1999, a renderla una destinazione speciale a tutto tondo grazie sia al ristorante che alle camere lussuose a disposizione per il pernottamento. La magia continua anche all’interno della villa: il ristorante, infatti, si snoda tra le sale di raffinata opulenza al pianterreno, fino alla veranda con vista sul giardino estivo.
Il team in sala è in armonia con l’ambiente circostante: è formale e attento, ma allo stesso tempo riesce a incantarti con racconti sulla storia della villa e sui piatti del menu. L’insieme risulta davvero in sintonia e assolutamente coerente con l’alto livello che ci si aspetta da un ristorante stellato. Lo chef, che è quasi sempre presente, saluta tutti gli ospiti una volta terminato il pasto (che per essere uno chef stellato non è ormai cosa scontata).

I piatti alla carta si aggirano attorno ai 60-70 euro, mentre il prezzo del menu degustazione va dai 190 euro a testa per il Traccia, ai 210 euro per il Degustazione itinerario dal sud al nord Italia – entrambi con sette portate -, fino ai 240 euro per il Mettici l’anima – otto portate (bevande escluse). I menu si possono integrare con il percorso di abbinamento vino. Considerando la qualità superba del cibo e del servizio, nonché la location da sogno, riteniamo che i prezzi siano assolutamente corretti.
VILLA CRESPI
Via Fava 18, Orta San Giulio
0322 911902
Aperto tutti i giorni (12:30-15:00 e 19:00-23:30, martedì e mercoledì solo a cena) tranne lunedì
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]]>L'articolo Primo appuntamento: 20 locali perfetti per un Tinder date a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Iniziamo dal quartiere Lambrate e da un posto che, nonostante non sia d’annata, è diventato poco dopo la sua apertura un simbolo in zona. Stiamo parlando di Fred, un’insegna che definiremmo amichevole e versatile, grazie all’orario di apertura ‘lungo’ che permette di venir qui dalla colazione al brunch, passando per il pranzo (con ottimi panini e burger), l’aperitivo e il dopocena. Accomodatevi su una delle loro poltrone e, per spezzare l’imbarazzo, date un’occhiata anche ai vinili in vendita: sia mai che, tra un disco e l’altro, possa scoccare la scintilla. E nel caso in cui non trovaste posto da Fred, potete dirigervi verso il suo dirimpettaio, Norah Was Drunk, un cocktail bar particolarmente intimo di cui vi avevamo già parlato qui.
FRED MILANO. Via Ingegnoli 2, Milano. 347 1548907. Aperto tutti i giorni (9-1, ven e sab fino alle 2)


Tra i locali perfetti per un Tinder date a Milano, è doveroso menzionare Onest, in zona Argonne, che ha fatto da cornice a numerosi dei nostri primi appuntamenti. Merito dell’atmosfera informale ma curata, della formula che fonde specialty coffee, vini e piatti di piccola cucina sempre all’altezza, rendendolo un posto ‘sicuro’ a qualsiasi ora del giorno. Non sarà difficile, se la serata andrà come deve, iniziare con un bicchiere e proseguire fino alla cena, grazie anche ai prodotti selezionati da piccoli produttori che rendono indimenticabili piatti pur semplici come i taglieri di salumi e formaggi, le bombette e le tante verdure, cucinate mai banalmente. In estate, poi, uscirete innamorati: magari non del vostro date, ma sicuramente dell’incantevole cortile interno, che lo rende un posto ideale per mangiare e bere all’aperto. In alternativa, sulla stessa scia e sempre a Milano Est, potreste dare una chance a Larg_o, di cui trovate il nostro racconto qui.
O|NEST. Via Turroni 2, Milano. 351 8578998. Aperto tutti i giorni (8-23:30, sab e dom dalle 9) tranne lunedì.


In zona Porta Venezia non è facile trovare un luogo un po’ meno preso d’assalto del normale, in cui riuscire a godersi quattro chiacchiere fuori dal caos. Da Memà Cafè, però, normalmente si riesce, complice la bella piazzetta in cui ha sede questo locale, più intima e davvero molto piacevole. I cocktail e le proposte food sono tutte ispirate alla Sicilia, e nonostante non abbiamo mai provato molto più di uno spritz accompagnato da qualche patatina e oliva, possiamo dire che questo locale è stato il teatro perfetto di molti nostri Tinder date. Casualità? Provate e ci direte! Se siete in zona, potete provare anche da Mint Garden Cafè, un altro locale in cui in due, di solito, si sta bene per un calice volante.
MEMÀ CAFÉ. Largo Fra Paolo Bellintani 2, Milano. 02 92869193. Aperto tutti i giorni (7-3) tranne lunedì.

Informale, un po’ vecchio stile, sicuramente non pretenzioso: ahhh, quanti Tinder date a Milano abbiamo fatto in questo locale ai bordi di Moscova! Veniteci in inverno oppure in primavera, quando il meraviglioso glicine tingerà la vostra serata di rosa, mentre sorseggiate del vino, una birra, un cocktail, magari in accompagnamento a qualche piatto sicuramente ruspante ma preparato con amore. E se il vostro appuntamento vi annoia, non temete e alzate lo sguardo: il Circolo Ex Combattenti e Reduci per noi è famoso anche per essere ‘ben’ frequentato! Se siete in zona, un altro posto perfetto per un primo appuntamento è Otto oppure lo spiazzo alle spalle della Feltrinelli di viale Pasubio: qualsiasi posto sceglierete, in ogni caso, vi auguriamo che la vostra serata si concluda mangiando ottimi ravioli su una panchina di Paolo Sarpi!
CIRCOLO EX COMBATTENTI E REDUCI. Via Volta 23, Milano. 02 6575872. Aperto tutti i giorni (mar-sab 9:30-1, dom 10:30-20) tranne lunedì.


Diciamocelo: i locali che affollano il cortile di via Giovenale, al civico 7 e appena dietro ai Navigli, non spiccano per chissà quali proposte incredibili, ma rimane il fatto che questa è insindacabilmente una delle location più carine di tutta Milano. Sarà quell’aria da corte un po’ retrò, le lucine dappertutto, e in generale il fascino che si respira non appena se ne varca la soglia, ma uno stop veloce qui, rigorosamente solo per un bicchiere di vino, potrebbe essere la scelta giusta per un Tinder date a Milano: scegliete voi se fermarvi da Al Cortile, da Officina oppure da Fonderie Milanesi, il mood è più o meno il medesimo. Sempre in zona Sud, potete anche optare per Combo, che in Porta Genova è secondo noi il luogo ideale per un primo appuntamento, oppure per Morgante, così da alzare sin dalla prima uscita il termometro del romanticismo.
VIA GIOVENALE 7. Orari e numeri sui vari siti dei tre locali.


Tra i locali che fanno sempre scena quando ne varchi la soglia per la prima volta, e che si ben prestano anche a una serata tranquilla (e blu), grazie agli ampi spazi e ai tavoli ben distanziati, c’è sicuramente Turbo, un locale relativamente giovane. Rilassante ma anche indiscutibilmente cool, questo locale in zona Navigli potrebbe essere il luogo perfetto sia per un appuntamento diurno, magari per il brunch, sia per un rendez-vous serale, per provare uno dei loro (buoni) cocktail. Se siete in zona e avete bisogno di alternative, anche un salto al Botanical Club di via Tortona è sempre una buona idea.
TURBO. Via Andrea Ponti 4, Milano. 375 6526104. Aperto tutti giorni (9-18, sab-dom dalle 12).


Se invece il vostro Tinder date a Milano è all’Isola, e state cercando un’enoteca di quelle decisamente cozy, Cru potrebbe fare al caso vostro (lo trovate anche in zona Arco della Pace). Iniziate con qualche bicchiere di vino (naturale) e poi, se la serata dovesse decollare, fermatevi anche a stuzzicare qualcosa: la selezione di formaggi e salumi, per esempio, è davvero meritevole. Nel quartiere, altri indirizzi perfetti per il vostro appuntamento sono anche Lupo, Gorille, oppure i più inflazionati Deus e Frida. E poi, passeggiatina sotto il Bosco Verticale per digerire (insieme)!
CRU. Via Ugo Bassi 24, Milano. 342 3629576. Aperto tutti i giorni (18-1) tranne domenica e lunedì.


Da anni (dieci? Quindici?) non smettiamo di dire a gran voce che Lacerba è tra i nostri cocktail bar preferiti di tutta Milano, fatto che lo rende di per sé adatto a qualsiasi tipo di uscita: da un aperitivo di gruppo a un tête-à-tête con un’amica, fino all’appuntamento con il Tinderino o Bumblino appena conosciuto. Accomodatevi su una delle sue poltrone, ordinate (se vi piace) un Bloody Mary, il signature cocktail di questa insegna, o qualsiasi altro dei loro ottimi cocktail, e iniziate in uno dei nostri posti del cuore la vostra conoscenza! Sempre in zona Porta Romana, non doveste trovare posto qui, vi segnaliamo altri due posti piacevoli per un date: Il Vinaio di Furio e Il Nemico.
LACERBA. Via Orti 4, Milano. 02 5455475. Aperto tutti i giorni (18-00:30, ven-sab fino 1:30) tranne domenica.


Nonostante si potrebbe pensare il contrario, non è facilissimo trovare locali in cui stare davvero bene in zona Brera e Moscova. Per questo, non possiamo fare a meno di suggerirvi, ancora una volta, Associazione Vini e Salumi Naturali, che con la sua cantina, i suoi piatti di piccola cucina e l’ambiente super friendly non potrà che mettervi a vostro agio durante il vostro appuntamento. Se è estate, poi, il magico cortile renderà indimenticabile anche il date più deludente. Sempre in questo quartiere, vi suggeriamo anche di buttare un occhio a Degustazione Ristoro e Dispensa!
ASSOCIAZIONE VINI E SALUMI NATURALI. Corso Garibaldi 41, Milano. 02 36521391. Aperto tutti i giorni (12-15 e 18-00, sab e domenica solo la sera) tranne lunedì.


L’ultimo suggerimento che vi lasciamo è a pochi passi dalla fermata della metro gialla Sondrio, ed è una vera e propria chicca. L’ambiente è caldo e ricorda quello degli speakeasy, gli arredi sono vintage e parecchio d’effetto, e qualche sera troverete anche la musica dal vivo. A completare il quadro, dei drink davvero sopra la media, alcuni dei quali davvero scenografici, perfetti per un Tinder date che vi auguriamo possa avere un bel seguito!
NIK’S & CO. Via Schiaparelli 14, Milano. 02 91571797. Aperto tutti i giorni (12-15 e 18-02).
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Vi avevamo già scritto i nostri consigli sulle Cinque Terre in questo articolo, a cui rimandiamo per suggerimenti più dettagliati!
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Situato nel centro di San’Angelo Lodigiano, a circa 50 minuti di macchina da Milano, il castello Bolognini è una splendida costruzione risalente al XIII secolo che potete facilmente raggiungere in macchina. Al suo interno troverete 3 interessanti musei: il museo Bolognini, il museo del Pane e il museo di Storia dell’Agricoltura. La visita al museo Morando Bolognini, in particolare, consente di visitare 24 saloni dall’atmosfera suggestiva che sicuramente valgono la visita. Vi consigliamo di tenere monitorato il sito della struttura in quanto le visite individuali sono consentite solo in alcune domeniche dell’anno da marzo a ottobre. Non lasciatevele sfuggire!
CASTELLO BOLOGNINI. Piazza Bolognini 2, Sant’Angelo Lodigiano (LO). 0371-211140/41. Ingresso: a partire da 5€.


Soprannominato “La Versailles della Lombardia”, il castello di Chignolo Po si trova in provincia di Pavia, nell’omonimo comune. La struttura è aperta esclusivamente per visite guidate il sabato, la domenica e nei giorni festivi, e le visite hanno la durata di 60 minuti (non è necessaria la prenotazione!). Il tour consente di visitare anche il parco con i suoi terrazzi, davvero meravigliosi. Inoltre, per i più sportivi, segnaliamo che all’esterno del castello si estende una graziosa area verde, adatta anche a essere attraversata in bicicletta. Per completare la visita in queste zone, suggeriamo di abbinare un aperitivo in vigna ai Poderi di San Pietro, a circa 10 minuti in macchina dalla struttura, per un aperitivo tra le vigne degno di nota (per altri consigli sul tema potete sbirciare qui).
CASTELLO CHIGNOLO PO. Via Stazione, Chignolo Po (PV). Aperto sabato, domenica e festivi (10-13 e 14-18). Ingresso: intero 13 €.

In un’ora circa di macchina da Milano potete scoprire l’imponente castello di Pandino, situato nell’omonimo comune in provincia di Cremona. La sua particolare caratteristica è quella che riguarda gli spazi interni, buona parte dei quali risulta ancora decorata con pitture affascinanti e ben conservate che vi consigliamo di non perdere. Potete visitarlo con la guida il sabato e domenica su prenotazione (con almeno 24 ore di anticipo). Per concludere la visita con un drink, a pochi passe ha casa il Caffè della Corte Pandino, ideale per un aperitivo.
CASTELLO VISCONTEO DI PANDINO. Via Castello 15, Pandino (CR). Visite guidate sabato (11:30-16) e domenica e festivi (11:30-14:30). Ingresso: 5€. Contatti per prenotazione: 3387291650, [email protected].

Tra i nostri posti del cuore per una vista mozzafiato, di cui vi abbiamo già parlato in questo articolo, il castello di Vezio è una meta imperdibile per godersi una vista incredibile sul lago di Como. Tra le particolarità di questa location vanno sicuramente menzionate le sculture dei fantasmi realizzate con garze e gesso, che rendono il castello unico nel suo genere ed estremamente suggestivo. Vi suggeriamo di rimanere aggiornati sul loro sito per tutti i dettagli, in quanto il castello è visitabile solo da marzo a ottobre. Per concludere la gita, è d’obbligo un giretto a Varenna, posto incantevole per un drink vista lago (sicuramente affollato, soprattutto sabato e domenica!).
CASTELLO DI VEZIO. Via Del Castellano, Perledo (LC). 333 4485975. Aperto tutti i giorni dal primo sabato di marzo al primo novembre (lun-ven 10-19, sab-dom fino alle 20). Chiuso in caso di maltempo. Ingresso: intero 5€.

Con casa a Somma Lombarda, il Castello Visconti di San Vito è facilmente raggiungibile in macchina in circa 40 minuti da Milano. Preparatevi a una splendida corte porticata, dove vengono organizzati eventi ed occasioni speciali, come matrimoni e convegni. La visita, consentita la domenica solo su prenotazione, permette di accedere alle sale che esprimono una bellezza d’altri tempi. Menzione particolare va a alla Sala d’Aragona e alla sala Visconti, che ci hanno conquistati fin dal primo sguardo. All’esterno è inoltre presente un grazioso giardino. All’interno del castello non troverete un’area ristorante dedicata, tuttavia nelle vicinanze, a 3 minuti a piedi, segnaliamo l’Enoteca Chirico, con una buona scelta di vini e liquori, dove è possibile fare un aperitivo o una degustazione, accompagnata da taglieri di salumi o formaggi e focaccia.
CASTELLO VISCONTI DI SAN VITO. Piazza Scipione Publio Cornelio 2, Somma Lombardo (VA). Aperto da aprile ad ottobre (domenica 10-18). Ingresso: 8€.

Situata su uno sperone di roccia che domina il Lago Maggiore, la Rocca di Angera rientra tra le nostre destinazioni preferite grazie alla meraviglia delle sue sale affrescate. La Rocca ospita al proprio interno il museo delle bambole, che merita a sua volta una visita. Con il biglietto di ingresso è inclusa la visita libera del Castello, che comprende le Sale Storiche, il Museo della Bambola e del Giocattolo e il Giardino medievale. Segnaliamo inoltre che all’interno della Rocca trovate una caffetteria per una colazione o un aperitivo, e che in zona c’è davvero molto da vedere. Per una giornata di relax sul lago Maggiore, vi rimandiamo a questo e a questo articolo con tanti altri consigli dedicati.
ROCCA DI ANGERA. Via Rocca Castello 2, Angera (VA). Aperta tutti i giorni (per gli orari consultate il sito). Ingresso: intero 13€.

Non molto distante da Bergamo e a meno di un’ora da Milano, il Castello di Malpaga vale davvero una visita. Per chi cerca un’atmosfera ancora più particolare, suggeriamo di prenotare la visita notturna, organizzata solo in alcune serate estive: durante quest’occasione, con la guida di un astronomo, sarete condotti in un itinerario alla scoperta di astrologia e leggende, tra le stanze del maniero e il cielo stellato.
CASTELLO DI MALPAGA. Via Guglielmo Marconi 20, Cavernago (BG). Aperto domenica (10-18). Biglietti disponibili su Eventbrite (6-16€).

A pochi passi dal Castello di Malpaga, in circa 5 minuti di macchina o anche a piedi, potrete trovare un’altro castello, quello di Cavernago. Costruito a cavallo tra 500 e 600, è stato ristrutturato dalla famiglia Gonzaga di Vescovato, che ne è proprietaria. Circondato da un bellissimo spazio verde che merita di essere ammirato per chi ama trascorrere una giornata in mezzo alla natura, il castello è una location davvero particolare, e aperto in pochissime domeniche durante l’anno su prenotazione (vi consigliamo di rimanere aggiornati sul sito del Comune). Il castello, al suo interno, racchiude un elegante porticato, che lo rende una posto ideale per organizzare eventi e cerimonie.
CASTELLO DI CAVERNAGO. Via Castello di Cavernago 1, Cavernago (BG). Per prenotare una visita al castello potrete scrivere a [email protected] per info su disponibilità e prezzi.


Tra le nostre destinazione preferite e tra le più adatte agli sportivi c’è Trezzo sull’Adda, raggiungibile anche in bici da Milano, in circa 2 ore e 30 partendo dal Naviglio Martesana. Del castello rimangono la torre Viscontea più alta della Lombardia, i sotterranei e le prigioni, ma ad attendervi troverete anche un bellissimo spazio verde al suo esterno. Pensiamo che ne valga la visita soprattutto perché in alcune giornate ospita alcune importanti mostre, come quella di Caravaggio nel mese di giugno 2022 (di cui potete trovare più info qui). Per chi vuole accompagnare alla visita del castello un aperitivo, consigliamo di fare un salto al ristorante enoteca La cantina, rinomato ristorante di Best Western Villa Appiani, e location incantevole a pochi passi dal castello.
CASTELLO VISCONTEO DI TREZZO SULL’ADDA. Via Valverde 33, Trezzo sull’Adda (MI). Il parco del castello aperto tutti i giorni (orario estivo 8-20:45, orario invernale 8-17:45) tranne il lunedì. Ingresso visite guidate su prenotazione (15-17): 6€. Ingresso Torre del Castello: 3€.

Situato nella bassa bresciana, il Castello di Padernello è una incantevole castello in Lombardia molto adatto a una gita fuori porta non troppo distante da Milano. Il suo ponte levatoio è ancora funzionante ed è sede di una misteriosa leggenda. Questa ha come protagonista la Dama Bianca che ogni dieci anni, il 20 luglio, notte della sua morte, ritorna vestita di bianco e con in mano un libro dorato aperto contenente il suo segreto. Il castello è la sede di mostre ed eventi durante tutto l’anno, ed è possibile visitarlo tramite visite guidate, su prenotazione.
CASTELLO DI PADERNELLO. Via Cavour 1, Padernello (BS). Aperto tutti i giorni (mar-ven 10-15, sab 10:30-16:30, domenica fino alle 17:30) tranne il lunedì. Ingresso: dai 6€ ai 7.50€.
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]]>Come viene definito dallo stesso team di Osteria Francescana, il tipo di cucina è “del territorio, ma visto da dieci chilometri di distanza”. I sapori classici della tradizione diventano infatti un racconto legato ai ricordi d’infanzia e agli innumerevoli prodotti tipici del territorio italiano. Le protagoniste assolute sono le materie prime che, come dimostrano le portate del menu, vengono esaltate nella loro purezza. I piatti, visivamente eleganti ed essenziali, lasciano ai sapori il compito di farci da guida. Infatti, sia il menu degustazione che il menu alla carta, elencano soltanto i nomi dei piatti poiché la cucina “non è una lista di ingredienti o una dimostrazione di abilità tecniche”.
Noi abbiamo scelto il menu degustazione da 12 portate Vieni in Italia con me, un percorso che varia a seconda della stagionalità e che punta ad “abbattere le barriere tra nord, centro e sud Italia”. Ci siamo anche affidati all’abbinamento vini proposto dal Sommelier con 9 diversi abbinamenti.
Proprio perché gli ingredienti non sono presenti nel menu, ogni piatto è sapientemente descritto e spiegato dal personale di sala, e si rivela un climax ascendente di stupore. Non vogliamo raccontarvelo proprio tutto, altrimenti rischieremmo di rovinarvi parte dell’esperienza, quindi abbiamo pensato di proporvi una selezione, entrando nel merito dei nostri piatti preferiti, sia per la bontà che per la sorpresa che ci hanno suscitato.

Iniziamo dallo straordinario caldo panettone, lenticchie e cotechino (anche il 15 di agosto). Il piatto ci ha subito catapultati nel nord Italia, con questo riuscitissimo equilibrio tra il salato delle lenticchie e cotechino, e il dolce del panettone.
La piadina, squacquerone & alice è stato qualcosa di incredibile: in un solo boccone lo chef ha brillantemente ricreato un morso di piadina romagnola. La tostatura del pane sulla piastra, la sapidità dell’alice, l’amaro della rucola e l’acqua acidula dello squacquerone che cola morso dopo morso, il tutto con un impiattamento e presentazione essenziale che, della piadina che conosciamo, non aveva niente di riconoscibile alla vista.

Uno s-t-r-e-p-i-t-o-s-o risotto come una parmigiana di melanzane ci lascia assolutamente estasiati e lo rende il nostro piatto preferito del menu. Anche qui ritroviamo tutti i sapori che associamo alla classica parmigiana: il risotto con provola e melanzane viene cotto nell’acqua di pomodoro. Una chips croccante di parmigiano, con polvere di melanzane affumicate e di pomodoro, incorona il piatto.
La rivisitazione più originale e inaspettata, invece, è stata la fiorentina e i suoi contorni. Ci viene infatti presentata una lattuga alla brace su gelatina di pomodoro affumicato, acciughe ed erbe aromatiche, fagioli mantecati nel Sassicaia e riduzione di fiorentina. Non credevamo ai nostri occhi, eppure, questo mix di sapori uniti all’affumicatura e consistenza fibrosa della lattuga…hanno ricreato davvero la Fiorentina!

Quando giunge il momento del quasi uno spaghetto al pomodoro, viste le sorprese precedenti, non sappiamo cosa immaginarci. Invece, ci portano proprio degli spaghetti in rosso: questa volta è il gusto a spiazzarci, poiché si rivelano spaghetti dolci di ciliegia e peperoni rossi, con mandorla grattugiata, capperi e latte di mandorla.
Infine, quella che in genere viene servita come antipasto, diventa il dessert di questa cena indescrivibile. Oops! Ho dimenticato la caprese è un pomodoro di cioccolato bianco, con al suo interno un cremoso di pomodoro con ribes, vaniglia e anice stellato. Alla base acqua di pomodoro, acqua di bufala e olio al basilico sono, non solo parte integrante dei sapori del piatto, ma completano visivamente quella che, a tutti gli effetti, è un’opera d’arte.

Abbiamo concluso la cena sazi, felici e stregati dalla genialità della creazione e realizzazione di questo menu. La sensazione più forte che ci ha lasciato questa cena è la consapevolezza che anche a tavola tutto può essere messo in discussione e assumere diverse splendide forme che non ci si aspetta.

L’interno di Osteria Francescana si divide in tre salette per un totale di 12 tavoli, elegantemente apparecchiati con tovaglie bianche. L’arte contemporanea, che per lo chef Bottura, è “ispirazione, guida e musa” si manifesta non solo in ogni suo piatto, ma anche nell’arredamento (ovviamente) molto curato del ristorante. L’atmosfera rimane essenziale ma calda allo stesso tempo, grazie anche alla moquette floreale che rende l’ambiente accogliente e quasi casalingo. C’è anche una “sala vip”, dove si può mangiare circondati dalle bottiglie di vino della cantina del ristorante. Dimenticatevi la rigidità che ci si può aspettare, e molte volte si trova, nei ristoranti stellati. Il servizio, assolutamente impeccabile e attento ci ha messi subito a nostro agio grazie a interazioni piacevoli e spontanee.

Il menu degustazione da 12 portate costa 320 euro, a cui aggiungere 210 euro se si sceglie l’abbinamento vini da 9 calici. Il menu alla carta, invece, comprende antipasti, primi, secondi e dolci tutti tra gli 80 e i 150 euro. La lista dei vini è corposa e prevede una ampia scelta di bottiglie (da circa 60 euro a salire) e calici (da circa 30 euro). Il costo è, insomma, quanto ci si può aspettare da un tre stelle Michelin nonché da uno dei migliori ristoranti al mondo.
OSTERIA FRANCESCANA
Via Stella 22, Modena
059 223912
Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena
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Cassinetta di Lugagnano è un piccolo borgo che si trova nel Parco del Ticino, non lontano da Abbiategrasso. Nascosta tra le sue ville settecentesche si trova l’Antica Osteria del Ponte, dove lo chef Maurizio Gerola propone piatti della tradizione milanese, rivisitata al massimo con tecniche di cottura innovative o con l’aggiunta di spezie particolari. Il menu cambia ogni 2-3 mesi seguendo la stagionalità degli ingredienti, che spesso provengono dall’orto di famiglia. Romanticamente affacciata sul Naviglio Grande, d’estate potete anche provare l’esperienza del pic-nic gourmet.
ANTICA OSTERIA DEL PONTE. Piazza Gaetano Negri 9, Cassinetta di Lugagnano (MI). 02 9420034. Aperto tutti i giorni (12-14:15 e 19-22:15) tranne domenica a pranzo e lunedì.


La posizione incantevole de La Terrazza & Fish Bar, sulle sponde dell’Adda, rende questo ristorante perfetto per un lento pranzo della domenica. Come suggerisce il nome, il pezzo forte qui sono i piatti di mare e le fritture, che potrete smaltire con facilità facendo una passeggiata lungo il fiume, magari raggiungendo il Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda.
LA TERRAZZA & FISH BAR. Via Belvedere 20, Trezzo sull’Adda (MI). 02 9090546. Aperto tutti i giorni (12-14:30 e 19-22:30) tranne lunedì.

Vigevano è perfetta per una gita fuoriporta, anche di mezza giornata: l’immensa Piazza Ducale, l’omonimo Palazzo, la Torre del Bramante e la Leonardiana sono tutte mete imperdibili. Se volete abbinare alla visita un pranzo o una cena di lusso, allora vi consigliamo il ristorante una stella Michelin I Castagni (che da solo comunque vale il viaggio). In carta proposte di terra ma anche di pesce, sempre omaggio alla tradizione lombarda, ma soprattutto una ricchissima cantina con più di 600 etichette. Oltre al menu alla carta, c’è la possibilità di scegliere il menu degustazione a 75 euro. Menzione d’onore al verdissimo dehors esterno, che siamo sicuri d’estate conquisterà anche voi.
I CASTAGNI. Via Ottobiano 8/20, Vigevano (PV). 0381 42860. Aperto tutti i giorni (12:15-14:15 e 19:45-22:15) tranne lunedì.

Oca, lumache, rane e riso: questi sono i protagonisti del menu della tradizione della storica Trattoria Guallina, che ha casa a pochi chilometri da Vigevano. Immersa nella quiete della campagna lomellina, non potete assolutamente perdervi le lumache alla Bourguignonne, il misto di salumi d’oca, i tortelli di angello o il rognoncino di vitello al Marsala.
TRATTORIA GUALLINA. Via Molino di Faenza 19, Guallina (PV). 0384 91962. Aperto da mercoledì a lunedì (12.30-14 e 20-22, lun solo pranzo).


Rimanendo sempre nei pressi di Vigevan, non possiamo non menzionare Da Carla, trattoria con locanda annessa, che vi accoglierà nelle sue sale rustiche con mattoni e travi a vista. Il risotto, preparato rigorosamente con l’autentico Carnaroli della Riserva San Massimo, è uno dei piatti forti del locale ma anche il resto del menu di stagione non scherza: provate le tagliatelle “40 tuorli” al ragout tradizionale d’oca o il petto d’anatra in padella, all’arancio, indivia brasata e taccole e ci ringrazierete! Oltre al menu alla carta, c’è la possibilità di scegliere il degustazione a 45 euro.
DA CARLA TRATTORIA CON LOCANDA. Via Necchi 3/5, Molino D’Isella (PV). 0381 641002. Aperto tutti i giorni (12-14:30 e 19:30-22:30) tranne mercoledì.


Aperta con tempismo (im)perfetto a inizio 2020, l’Osteria degli Assonica è già riuscita a guadagnarsi una stella Michelin. Merito della cucina straordinaria dei due giovani fratelli Alex e Vittorio che propongono tre diversi menu degustazione: uno da 5 portate dedicato solo ai vegetali (70€), uno da 6 portate con i loro ‘successi’ (80€) e uno a sorpresa con 8 portate (100€). Noi abbiamo provato quello da 8 portate e ci siamo innamorati degli abbinamenti inaspettati, come quello tra il manzo e i ricci di mare o tra la lingua di vitello e la salsa di aringa e pompelmo crudo. L’ambiente è elegante ma senza strafare, e il personale di sala di una gentilezza rara.
OSTERIA DEGLI ASSONICA. Via Don Santo Carminati 9, Sorisole (BG). 035 4128398. Aperto tutti i giorni (12:30-14 e 19:30-22) tranne martedì e mercoledì.

Sempre in provincia di Bergamo troviamo in un antico casolare del 1400 il ristorante La Corte del Noce. Bellissimo d’inverno, per godersi gli interni rustici con le travi a vista e il camino, ma anche d’estate quando si può sfruttare il romantico giardino esterno. Ma non lasciatevi ingannare dall’atmosfera piacevolmente ‘rurale’: il menu è molto ricercato (anche nei prezzi), con un giusto equilibrio tra proposte di mare e di terra e oltre 400 etichette di vino tra cui scegliere. Da qui potete facilmente andare a fare un giro a Bergamo Alta o rilassarvi alle Terme di San Pellegrino.
LA CORTE DEL NOCE. Via Alfredo Biffi 8, Villa D’adda (BG). 035 792277. Aperto tutti i giorni (12:15-14:30 e 19:30-22) tranne lunedì.


Dal 1936 la Trattoria di Coronate allieta i pasti di chi passa da Morimondo per visitare la celebre Abbazia o fare una passeggiata tra le sue campagne. Ospitata in una cascina del ‘500, propone una cucina tipicamente lombarda e organizza spesso serate con menu a tema originali, come quella Cassouela e Champagne, o serate di degustazione vini.
TRATTORIA DI CORONATE. Cascina Coronate 2, Morimondo (MI). 02 945298. Aperto tutti i giorni (12-15:30 e 20-00) tranne domenica a cena e lunedì.


Cambiamo completamente zona e per questo itinerario tra i 20 ristoranti a un’ora da Milano ci spostiamo nel piacentino con il Ristorante Bellaria, il cui nome deriva dalla piacevole brezza proveniente dal vicinissimo Fiume Trebbia che dal 1903 sollazza gli avventori. Qui potete gustare la cucina tipica piacentina, come i tortelli, gli anolini o i pisarei e fasö, e proseguire per un giro tra i castelli con una visita al Castello di Rivalta o quello di Grazzano Visconti.
RISTORANTE BELLARIA. Via Genova 88, Rivergaro (PC). 0523 958612. Aperto tutti i giorni (12-14 e 19-22) tranne lunedì e martedì.


Nel cuore dell’operosa Brianza si trova l’Osteria della Buona Condotta, guidata da due chef giovanissimi, Samuel Pollina e Alessandro Lanzafame. In carta sono presenti i piatti della tradizione, come la costoletta alla milanese o il fegato con cipolle, ma anche proposte più creative come cervo, finocchietto, melone e scorzonera o gamberi rosa, pluma e melanzana.
OSTERIA DELLA BUONA CONDOTTA. Via Cavenago 2, Ornago (MB). 039 6919056. Aperto tutti i giorni (12:30-14:30 e 19:30-22:30) tranne lunedì.


Di Montevecchia e del meraviglioso Parco del Curone vi avevamo già parlato qui: per una gita fuoriporta davvero perfetta non potete perdervi un pranzo o una cena alla Tenuta Valcurone. La location è davvero suggestiva, tanto di giorno quanto di sera, vi consigliamo però di andarci durante la bella stagione per potervi sedere all’esterno e godere del paesaggio con le vigne della tenuta. Il menu cambia periodicamente ma il risotto al rosmarino di Montevecchia è un must che ritorna spesso e vi consigliamo caldamente!
TENUTA VALCURONE. Via Ostizza – Località Cascina Casarigo, Montevecchia (LC). 039 9930065. Aperto tutti i giorni (12:30-13:30 e 19:30-21:30, mer-ven solo cena) tranne lunedì e martedì.


Un’alternativa nel Parco del Curone è lo splendido agriturismo La Costa, che oltre ad essere un ristorante è anche albergo e tenuta vinicola di ben dodici ettari. Qui potete venire ‘solo’ a mangiare ma anche a fare corsi di panificazione naturale, una visita alle vigne con degustazione o un weekend romantico. Il menu è meno ricercato della Tenuta Valcurone (così come i prezzi) ma altrettanto buono, con piatti tipici come il risotto giallo con la luganega o il “pocen” di verza con puré di patate. D’estate vi consigliamo di approfittare della formula Pick&Sit, una sorta di ‘pic-nic al tavolo‘: da giugno a settembre potete scegliere un menu fisso, ritirarlo presso il ristorante e godervelo in vigna o nel frutteto.
LA COSTA. Via Galbusera Nera, La Valletta Brianza (LC). 039 531228. Orario invernale: da venerdì a domenica (19.30-22.30, domenica anche pranzo).


“Il giusto mix tra tradizione e modernità”, ecco come racconteremmo in sintesi questa osteria nel cuore della Brianza. Un mix che si ritrova tanto nel locale, con i muri di pietra rustici su cui svettano quadri di arte contemporanea, quanto nel menu, che si ispira alla cucina lombarda ma ha un’impronta decisamente creativa. Il pezzo forte sono senza dubbio i primi, soprattutto i risotti come quello con cuore, gambi e foglie di carciofo, fonduta di Castelmagno e polvere di menta. Da non perdere assolutamente!
OSTERIA MANZONI. Via Roma 87, Barzago (LC). 031 4143305. Aperto tutti i giorni (12:30-14 e 19:30-22:30) tranne lunedì.

Di ristoranti ‘vista lago’ tra Lecco e Como ce ne sono davvero un’infinità, a noi però è rimasto nel cuore Il Ceppo. Affacciato sul ramo lecchese del lago, a metà strada fra Bellagio e Lecco, è senza dubbio uno dei ristoranti più romantici di questa lista. Noi ci siamo stati di sera e la vista dall’alto del lago illuminato circondato dalle montagne è a dir poco magica. In carta trovate tante specialità del Lario come il risotto al persico (buonissimo!), gli agoni in salsa verde, il pesce in carpione e i lavarelli al cartoccio.
IL CEPPO. Via Milano 30, Valbrona (CO). 031 662343. Aperto tutti i giorni (12-14:30 e 19-22:30) tranne lunedì.

Oreno è un piccolo borgo poco conosciuto, non distante da Monza, che ha mantenuto un certo fascino tra le sue vie acciottolate con pochissimi negozi e parecchi (buoni) ristoranti. Uno dei migliori, secondo noi, è Tempo di Vino, il cui menu si divide tra piatti più classici, come lo stinco alla birra con patate o la cotoletta di vitello, e altri più ricercati (che cambiano periodicamente) come i bigoli con oca affumicata e riduzione di merlot o la tartare ‘scottata’ al burro. Se volete allungare la vostra permanenza, potete fare un giro nel Convento Francescano, ammirare dall’esterno Villa Gallarati Scotti e il Casino di Caccia Borromeo o visitare il Museo del Territorio (davvero ben fatto!) che si trova a Vimercate.
TEMPO DI VINO. Via Carlo Borromeo 1A, Oreno (MB). 039 6612138. Aperti tutti i giorni (12-15 e 18:30-00) tranne sabato a pranzo e domenica.

Già solo per la meravigliosa location – un ex convento del ‘600 isolato tra i campi del Parco della Valle del Lambro – questo ristorante di Carate Brianza è la scelta giusta per una cena romantica. Gli ingredienti che compongono i piatti della carta provengono quasi tutti da produttori locali della Brianza: tante le proposte tipiche come il risotto giallo con luganega in cialda di grana (consigliatissimo!), la cassoeula con polenta o la costoletta di vitello alla Milanese con mais, spinacini, uvetta e mandorle. Inoltre, c’è la possibilità di optare per il menu degustazione a 68 euro. Se ve lo steste chiedendo, sappiate che il nome nasce da un detto milanese: Sem ammò al camp di cènt pertigh (ovvero “Siamo ancora al campo delle cento pertiche”), come a dire che ci si trova in una situazione difficile, senza via d’uscita.
CAMP DI CENT PERTIGH. V.le Trento e Trieste 63, Carate Brianza (MB). 0362 900331. Aperto tutti i giorni (12-14 e 19:30-22) tranne martedì.


All’ingresso del ristorante campeggia una lapide di marmo che recita: “Ancor vivente Ludovico il Moro di questo albergo il focolar s’accese e di sua fiamma ancora puoi far tesoro”. Da cascina di caccia di Ludovico il Moro a stazione di posta, le mura che ospitano l’Antico Ristorante Fossati hanno una storia davvero lunghissima. Oggi è famoso tra tutti i brianzoli come ‘il’ ristorante dove andare a mangiare il risotto alla milanese – ma qui trovate anche altri piatti tipici come la cotoletta, la casseuola, l’ossobuco o la mortadella di fegato.
ANTICO RISTORANTE FOSSATI. Via Emanuele Filiberto 1, Canonica Lambro (MB). 0362 997799. Aperto tutti i giorni (12-14:30 e 19:30-22:30) tranne lunedì.


Monza è talmente ricca di ristoranti che meriterebbe un articolo a parte, ma questo è uno di quelli a cui siamo più affezionati. L’atmosfera è intima e elegante, soprattutto all’interno del locale. Il menu ruota intorno a materie prime di altissima qualità e a cotture particolari (con attenzione anche a includere sempre proposte vegetariane): secondo noi una tappa perfetta dopo una passeggiata nel verde del Parco di Monza o un giro di shopping nella ‘vasca’ del centro.
DA BACCO OSTERIA GOURMET. Via Enrico da Monza 26, Monza. 345 5018887. Aperto tutti i giorni a cena (19:30-22:30, dom solo 12:30-14:30) tranne martedì.

Questa osteria nel centro storico di Pavia propone, neanche a dirlo, piatti tipici della tradizione pavese come la pasta e fagioli, la zuppa pavese (con uova, formaggio, crescione e fette di pane) o i ravioli d’oca con riduzione di bonarda. Vista la sua posizione tattica a pochi minuti dal ponte coperto e dal Duomo, potete venirci a pranzo nel weekend anche in bicicletta: qui vi avevamo dato tutte le indicazioni per percorrere la ciclabile che segue il Naviglio Pavese.
OSTERIA DELLA MADONNA. Via dei Liguri 28, Pavia. 0382 302833. Aperto tutti i giorni a cena (19.30-22:30, sab-dom anche 12:30-14:30) tranne lunedì.

Concludiamo questa lista di ristoranti a un’ora da Milano con questa trattoria sita in un’antica corte nel centro storico di Lecco. L’atmosfera è calda e accogliente, grazie anche alle pareti in pietra viva e alle volte con mattoni a vista. Il menu propone piatti con ingredienti tipici del territorio come i missoltini grigliati all’olio con crostone di polenta, l’immancabile orecchia d’elefante con pomodorini e rucola o gli spaghetti alla chitarra saltati con ragù di lago. Da qui, fate almeno una passeggiata sul vicino lungolago e salite a vedere il panorama sul campanile della Basilica di San Nicolò.
TRATTORIA CORTE FIORINA. Via Giuseppe Bovara 17, Lecco. 0341 289160. Aperto tutti i giorni (12-14:30 e 19:30-22:30) tranne domenica a cena e lunedì.
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]]>L'articolo A cena da Ronin Robata, palazzo mai visto prima a Milano sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Ronin è un palazzo di 4 piani che ha aperto da circa due mesi in via Alfieri, all’angolo con via Canonica e nel cuore di uno dei nostri quartieri preferiti, Chinatown. È ispirato al Giappone, sia negli arredi che nella carta. Al pianterreno c’è Piccolo Ronin, in stile izakaya, il posto giusto per spuntini e drink veloci a prezzi abbordabili, mentre al primo piano ha casa Ronin Robata, un ristorante a tutti gli effetti, i cui fornelli sono capeggiati dallo chef Luigi Nastri. Al piano 2, invece, spazio al cocktail bar Madame Cheng e a qualche sala privata per il karaoke (su prenotazione), oltre che a un ristorante omakase di prossima apertura. Quarto e ultimo piano: members club only, anche questo in via d’apertura.
Noi abbiamo scelto di trascorrere la serata, per la nostra cena di compleanno, da Ronin Robata, il cui menu si articola in proposte al confine tra Italia, Francia e Giappone, con la robata – la griglia giapponese – a fare da protagonista a molti piatti. Personalmente, avrei ordinato tutto: i gyoza di agnello e rūtsudashi, il tenpura di razza e kurozu, gli udon con curry giapponese e vongole e lo shabu shabu, fumante hot pot di verdure e carne che ha allietato i nostri vicini di tavolo e che sembrava imperdibile. Prossima volta.
Dopo un piccolo benvenuto della casa, decidiamo di iniziare il nostro percorso da due piatti che dettano un po’ le nostre impressioni ‘ondivaghe’ di tutta la cena: uno è molto buono, l’altro è meno buono. Nella prima categoria ricadono le ostriche in tenpura e vitello, servite con una parmentier di patate epica: il piatto è meravigliosamente riuscito. Lo è meno il sashimi di salmone con sunomono di cetrioli e ikura, complice una schiumetta che proprio non ci ha entusiasmato e il fatto che gli ingredienti legassero ben poco gli uni con gli altri.


Proseguiamo con due piatti ‘main’, in questo caso entrambi molto buoni. Ottimo il risotto con anguilla laccata alla robata e mandarino: cremoso al punto da mangiarlo col cucchiaio, cosa che apprezziamo sempre molto, e con l’anguilla laccata davvero capace di un twist degno di nota (leggermente smorzato dal mandarino, abbinamento insolito ma molto riuscito). Il piatto della serata, probabilmente, è però il ramen (asciutto) con aglio nero, anemoni e cenere di porro. Delizioso.


Chiudiamo la nostra cena provando la cottura sulla robata, e optando tra le varie proposte, per il manzo di razza romagnola, buono senza esagerare, forse un pochino troppo cotto per i nostri gusti, forse un pelino meno caldo di quanto doveva. Anche considerato il suo costo, non ci ha fatto emozionare. Molto buone invece le due ciotoline che abbiamo scelto per contorno: sensazionali le patate fritte con salsa takoyaki e togarashi, buonissimi anche i cetrioli con miso, edamame e sesamo.


Non troviamo spazio per il dolce, ahimè, perché possiamo dirci completamente sazi dopo questa bella porzione di carne. Ci alziamo soddisfatti, più convinti di alcuni piatti rispetto ad altri, ma nel complesso molto felici.


Il vero piatto forte di Ronin, è inutile nasconderlo, è l’atmosfera che vi si respira. Super trendy, neanche a dirlo, ma davvero piacevole anche se le cose ‘alla moda’ faticano a emozionarci. Tutto è nuovo, bellissimo, patinato, mega curato e iper dettagliato – bagno incluso, ovviamente. Il servizio è particolarmente gentile, ci si sente coccolati e ‘presi in cura’ senza troppi vezzi, ma con le giuste attenzioni. La colonna sonora è pura meraviglia, e il posto ci è sembrato perfetto un po’ per ogni occasione: da una cena di lavoro a una serata con amici, da un rendez-vous in famiglia fino al più romantico dei tête-à-tête.


Per la cena che vi abbiamo appena descritto, che abbiamo accompagnato da una bottiglia di Sauvignon delle meno care (circa 35€), il conto finale per due persone è stato di circa 150€. Entrate nell’ottica, pur non esagerando, di spendere almeno una cinquantina di euro a testa, bere a parte. Ci sta? Chiaramente dipende da quello che ognuno cerca. Noi siamo stati bene, abbiamo passato una bella serata (poi continuata al piano due, con un cocktail volante da Madame Cheng, intimo e perfetto per un date) come non accadeva da un po’, ci siamo divertiti e abbiamo sicuramente avuto un’esperienza diversa dalle solite. Torneremo con piacere (sempre che si riesca a prenotare, è un vero e proprio patema) per assaggiare la cucina più easy del Piccolo Ronin e per una bella cantata al karaoke.
HOUSE OF RONIN
Via Vittorio Alfieri 17, Milano
02 8936 7101
Aperto tutti i giorni (19-1) tranne domenica
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]]>Il menu, incentrato principalmente su piatti a base di verdure e legumi, ha stimolato fin da subito la nostra curiosità. Dopo una prima lettura, si capisce immediatamente una delle accezioni del nome “Osé”, per via di ingredienti ricercati probabilmente sconosciuti a chi non è familiare con la cucina orientale.
Il concept si conferma quello di un ristorante dove i piatti non sono pensati per la condivisione, ma più per un percorso culinario individuale. Si può scegliere se mangiare alla carta o fidarsi della degustazione alla cieca di 4 o 8 portate (in aggiunta entrambi prevedono due piatti a sorpresa fuori menu). Noi abbiamo optato per il menu degustazione Decadent – quattro corse e due sorprese, e siamo usciti più che sazi, per merito delle porzioni giuste.
Aggiunge di sicuro un tocco molto personale il fatto che lo chef porti ogni piatto al tavolo spieghi in modo affascinante gli ingredienti e gli accostamenti proposti.
“Dalla terra nasciamo e alla fine vi ritorniamo. Quindi è proprio da sotto terra che parte la degustazione”, lo chef sancisce così l’inizio del nostro percorso che parte dai vegetali.
Si inizia – in ordine di assaggio – con una spremuta di melograno che ci risveglia il palato e ci prepara ad un trittico vegetale che accosta ingredienti tradizionali a condimenti stranieri: purè con riduzione “come quello della nonna”, cremoso e ricco da finire facendo la scarpetta; patata dolce, coriandolo e crosta di semi e insalata di tuberi, yogurt greco e salsa verde aromatica: entrambi deliziosi.
Abbinamento vino: Spergola “Defratelli” Spumante Metodo Classico Dosaggio Zero– Cà de Noci, Emilia IGT, 2016



Proseguendo con la degustazione, rimaniamo sul vegetale, ma ci spostiamo in Oriente con cavolfiore al masala, salsa verde e ayran che nel nostro percorso simboleggia la nascita (chi di voi si ricorda il libro per bambini “Nata sotto un cavolo”? Noi sì!), e ci conquista con la sua morbidezza e speziatura.
Abbinamento vino: Clai, Ottocento Bijeli, Croazia, 2016
Arriviamo poi alla radice di loto brasata, croccante di riso alla barbabietola, aiolì e gel al mandarino, “che porta alla salvezza dell’anima. Nel nostro quotidiano πάντα ῥεῖ (Panta rei, tutto scorre) e il piatto ci àncora e dà equilibrio. E nel piatto il Loto è l’ingrediente che unisce gli altri ”. Piatto incredibile, la radice ha la consistenza di un tubero ammorbidito, sapore delicato e a contrasto il croccante di riso e le salsine speziate: uno dei nostri preferiti.
Abbinamento vino: Bencze,Pinot Noir, Ungheria, 2019


Per passare dalla terra alla carne, ecco l’unico piatto in condivisione del menu che mostra ancora una volta la vena “Osé” del locale: una mozzarella campana con peperoncino e salsa alla ‘nduja da mangiare con le mani, imboccandosi l’un l’altro. Un’esplosione di contrasti, oltre che ice-breaker di un appuntamento romantico (della serie, “o la va o la spacca”).

Le portate di carne e pesce sono i ravioli alle tre carni e il tonno marinato, cioccolato bianco, wasabi e lava al nero di seppia. L’abbinamento per noi più interessante e riuscito è infatti il tonno + wasabi + cioccolato bianco che ha reso questo piatto il nostro preferito.
Abbinamento vino: Paglione, Perazzelle – Cacc’e Mmitte Doc di Lucera, Foggia, 2018


Una deliziosa frozen custard, ribes, pan di Spagna, croccante di semi aromatico conclude dolcemente la nostra cena, o almeno così pensiamo noi!
Abbinamento vino: Terre a Mano, Rosso Toscano Vendemmia Tardiva IGT “Pian de’ Sorbi”, Toscana, 2011
Subito dopo arriva un éclaire, craquellin, Sicilia piccante che “conclude la cena di oggi e inizia quella della prossima volta”, ed è infatti ripiena di ricotta, ‘nduja, dragoncello con glassa al cioccolato bianco e banana… da intingere in salsa ponzu.


Bisogna ammettere che questa conclusione salata può destabilizzare non poco gli amanti dei dolci, ma a noi è piaciuta! Finiamo questa splendida cena felici che le nostre aspettative non siano state disattese: i piatti originali, le materie prime freschissime e ricercate e gli abbinamenti accattivanti, ci rendono solo curiosi di vedere come cambierà il menu stagione dopo stagione.


L’ambiente rimarca la netta distinzione dal sister-restaurant bistrot: i decori sono minimali, le pareti hanno qualche opera d’arte ma l’atmosfera potrebbe essere scaldata un po’ più per riflettere il mood dello staff e la personalità dei piatti. I grandi tappeti posizionati in alcune aree della sala danno un bel tocco che sa di casa. Il team in sala è molto preparato, sempre piacevole e coinvolgente.
Il prezzo dei menu degustazione va dai 65€ per il Decadent – quattro corse e due sorprese -, ai 95€ per il F*cking Decadent – otto corse e tre sorprese (bevande escluse). I piatti alla carta invece si aggirano attorno ai 20€. Noi abbiamo speso ulteriori 45€ a testa per il pairing di 6 vini. A nostro parere i prezzi sono in linea con la zona tenendo conto della qualità del servizio, del cibo e del vino. Acqua, pane con burro di acciughe (buonissimo) e coperto sono inclusi.
IMMORALE OSÉ
Via Tadino 43, Milano
02 52518831
Aperto dal lunedì al sabato (19-01)
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