Maggio 2026 – Conosco un posto https://godtherecipe.icu Mon, 04 May 2026 06:36:06 +0000 it-IT hourly 1 /wp-content/uploads/2024/10/Conosco-un-posto_favicon_256x256.png Maggio 2026 – Conosco un posto https://godtherecipe.icu 32 32 5 mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente /mostre-a-milano-a-maggio-2026/ /mostre-a-milano-a-maggio-2026/#respond Sun, 03 May 2026 06:43:48 +0000 /?p=92924 Durante la Milano Art Week hanno inaugurato tante mostre ancora visitabili. Qui ne trovate 5 davvero speciali da visitare a maggio!

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Dopo un aprile straricco di appuntamenti legati all’arte e al design, con l’arrivo di maggio c’è invece da preoccuparsi di non aver più nulla da vedere? Ma quando mai! Tantissime delle mostre inaugurate in occasione della Milano Art Week, infatti, proseguono per tutto il mese (se non oltre) e noi, come sempre, abbiamo selezionate alcune mostre a Milano a maggio 2026 che abbiamo ritenuto particolarmente interessanti.

Trovate la personale di un artista australiano dedicata al rumore e quella di una giovane artista svizzera che ha utilizzato come supporto pittorico dei paraventi; un’originale retrospettiva dedicata a un notissimo artista del secolo scorso; un’esposizione che racconta lo stretto rapporto che ha legato uno dei più grandi designer italiani al Giappone e quella che mette in scena i coloratissimi dipinti su tela e carta di una talentuosa pittrice italiana. Proseguite la lettura e scoprite di più su quelle che secondo noi sono le 5 mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente.

5 mostre a Milano a maggio 2026 da non perdere

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Marco Fusinato – The Only True Anarchy is That of Power

📍PAC | fino al 7 giugno 2026
🎟 ingresso: intero 8€; ridotto 6,50€

In apertura della nostra rubrica delle mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente, troviamo la prima monografica europea dell’artista e musicista sperimentale australiano Marco Fusinato (1964), in cui vengono presentati tre progetti interconnessi e in corso da alcuni anni, che esplorano il tema del rumore. Rumore che l’artista indaga non come elemento di disturbo, bensì come materia prima della composizione, utilizzando chitarra elettrica e amplificazione di massa per improvvisare frequenze estremamente impattanti a livello fisico, capaci di trasformare lo spazio in un’esperienza sensoriale a 360°. 

Protagonista è il progetto Desastres, presentato per la prima volta al Padiglione Australia della 59ª Biennale d’Arte di Venezia e riproposto al PAC in una nuova configurazione, suddivisa in due parti: da un lato la monumentale installazione-performance che combina improvvisazione sonora e un flusso visivo di immagini in bianco e nero (scattate con lo smartphone o trovate online) che scorrono veloci e in successione casuale su un grande schermo orizzontale; dall’altro una serie di dipinti serigrafici realizzati a mano che riproducono alcune delle immagini appartenenti alla libreria di Desastres. Nel primo caso si viene travolti da immagini fugaci che combinate al rumore generano nello spettatore un tumulto emotivo; nel secondo si viene invece invitati a una meditazione prolungata. Tra le immagini fisse si trova anche quella che ha dato il titolo alla mostra, in cui Fusinato ha immortalato un sottotitolo che recita “infatti la sola vera anarchia è quella del potere”. 

In Galleria si trova, poi, il progetto Mass Black Implosion (iniziato nel 2007 e tuttora in corso), che riunisce una serie di disegni generati a partire da alcuni spartiti ritenuti rilevanti dall’artista per l’estensione storica del linguaggio musicale. Fusinato riproduce gli spartiti in scala 1:1, per poi tracciare delle linee che, partendo da ogni singola nota musicale, convergono in un medesimo punto, scelto arbitrariamente sulla superficie dello spartito. In questo modo viene annullata la diacronia della composizione a favore di una sincronia visiva assoluta: l’intento è quello di eseguire contemporaneamente ogni nota, generando un potente impatto sonoro. Infine, nella Project Room, si trova l’intera produzione solista di Fusinato dal 2009 a oggi, su vinili LP da 12 pollici con copertine prive di testo, caratterizzate da immagini in bianco e nero a tutta pagina.
Molto particolare e interessante: il consiglio, ovviamente, è quello di visitare la mostra durante l’orario in cui è possibile assistere all’emozionante performance dell’artista (da martedì a domenica 17-19; giovedì 20-22). 

Romane de Wattaville – I’ll Miss You When I Scroll Away

📍Istituto Svizzero | fino al 4 luglio 2026
🎟 ingresso: libero

Una tavola imbandita e i resti di un banchetto, una ragazza che si trucca, un’esplosione e un bacio, un’originale manicure e un selfie, Hollywood al buio e la pioggia che cade… C’è tutto questo e molto di più nella mostra I’ll Miss You When I Scroll Away (“Mi mancherai quando scrollerò oltre”), dell’artista elvetico-francese Romane de Watteville (1993) in corso presso l’Istituto Svizzero di Milano.

Per questa prima personale in Italia, de Watteville ha concepito un’accattivante installazione ambientale: un labirinto di paraventi utilizzati come superficie pittorica da entrambi i lati, attingendo dal mondo del cinema, della moda, del design e della storia dell’arte ma, sopratutto, alla quotidiana e incessante sequenza di immagini che siamo tutti abituati a scorrere sui nostri device. Immagini che scorrono talmente veloci da aver bisogno di screenshottarle per non per perderle, per ricordarle, nonostante nella maggior parte dei casi non saranno più guardate, resterando abbandonate nella nostra galleria fotografica. Questi paraventi che sembrano stories materiche dispiegate, attraggono e confondono, ci si passa in mezzo senza sapere bene dove guardare, sentendosi risucchiati nella tana del coniglio come Alice (che infatti appare sullo schermo televisivo presente in uno dei dipinti). Molto efficace. 

Man Ray: M for Dictionary

📍Gió Marconi | fino al 24 giugno 2026
🎟 ingresso: libero

Ancora Man Ray? È vero; non è trascorso poi molto da quando abbiamo visitato – suggerendovi di farlo anche voi – la mostra dedicatagli da Palazzo Reale. In questa occasione, però, a essere protagonista non è la sua avanguardistica produzione fotografica, bensì il suo rapporto col linguaggio

La fascinazione per i giochi linguistici nasce già dal cambio di nome – che da Emmanuel Radnitzky a Man Ray – operata dallo stesso artista, figlio di immigrati russi di origini ebraiche trasferitisi negli Stati Uniti: un modo per reinventare la propria identità senza cancellarla del tutto. Risulta inoltre chiarissimo nel ciclo di disegni Alphabet for Adults, che apre la mostra, in cui ogni disegno presenta una lettera associata all’immagine di una parola che comincia con quella lettera, non sempre in modo didascalico: la R, per esempio, corrisponde alla parola Regret ed è accompagnata dall’illustrazione di una coppa di champagne. 

M for Dictionary è suddivisa in cinque sezioni: The Alphabet, Light Writing, Body Language, Objectives e Mathematical Objects. Al piano inferiore, inoltre, si trova un secondo allestimento – intitolato In Other Words – in cui vengono raccolte le opere di artisti contemporanei rappresentati dalla galleria Gió Marconi (Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tani Shani) la cui attenzione al linguaggio come condizione imprescindibile della creazione visiva e materiale, si collega all’eredità di Man Ray. 

Vico Magistretti e il Giappone

📍Fondazione Vico Magistretti | fino al 25 febbraio 2027
🎟 ingresso: 5€ (compreso di visita guidata. Da prenotare sul sito
)


La quarta delle mostre a Milano a maggio 2026 che vi consigliamo di visitare a maggio (ma avete parecchio tempo per farlo, in realtà, dato che durerà fino al prossimo febbraio) è quella che mette in relazione Vico Magistretti e il Giappone, in corso presso la Fondazione omonima.

Sin dagli esordi, il lavoro di Magistretti presenta forti rimandi alla cultura e all’estetica giapponese, che si palesano nei nomi conferiti ad alcuni prodotti (il letto Kobe, la lampada Nara, il Tavolo Caori e l’armadio Sato, per esempio); in chiare assonanze visive con oggetti e architetture nipponiche (come i ventagli rigidi da cui prende spunto per progettare la lampada Nara, i tatami, i pannelli divisori di carta a cui fa riferimento l’armadio Sato e così via) e in concetti estetici che risuonano continuamente nel suo approccio progettuale, tra cui wa (la bellezza dell’armonia e dell’equilibrio tra forma, funzione, spazio e materiali), iro (il senso del colore) e iki (la capacità di coniugare grazia e spontaneità).

Magistretti, oltretutto, si recò in Giappone a più riprese, realizzando anche due negozi (a Tokyo e Osaka) per Cerruti 1881 e una villa urbana per Shozo Tanimoto. A essere esposti sono bellissimi modellini di arredi creati da Magistretti – di cui alcuni mai andati in produzione – realizzati dagli studenti di ECAL (École cantonale d’art de Lausanne) e disegni commissionati per l’occasione allo studio Dogma di Bruxelles. In caso vi mancasse già l’appena conclusa Milano Design Week…

Giulia Mangoni Polisemie del Visibile

📍Antonini / Palazzo Borromeo | fino al 30 giugno 2026
🎟 ingresso: libero su appuntamento

Lo studio legale LCA e Antonini Milano presentano a Palazzo Borromeo l’intervento site-specific di Giulia Mangoni, che ha completamente ricoperto una parete di variopinti disegni raffiguranti animali, icone religiose, corpi e motivi botanici. Al centro di questa fitta installazione si trova il bellissimo dipinto intitolato Transumanza al Mercato; sulle altre pareti un trittico di dipinti di piccole dimensioni e altre due tele. Non c’è molto altro da dire ma c’è parecchio da osservare: un’operazione di grandissimo impatto che ci è piaciuta davvero molto. 

Nella sala che precede la mostra, inoltre, è possibile ammirare anche alcune preziose creazioni del brand di gioielli Antonini Milano all’interno di teche arricchite dalla presenza di libri pop-up dell’artista cinese Yansu Wang. L’ingresso è gratuito ma previo appuntamento, che potete comodamente prendere sull’apposita pagina del sito di Antonini che vi abbiamo linkato sopra. 

Vi ricordiamo, inoltre, essere ancora in corso alcune bellissime mostre a Milano a maggio 2026 di cui vi abbiamo già parlato in precedenza:

E nel frattempo, tra le mostre a Milano a maggio 2026, hanno inaugurato anche:

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Ci sono altre mostre a Milano a maggio 2026 che hai visitato e ci consigli?

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