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]]>Chi ha tra i 18 e i 28 anni, può valutare di partecipare al Servizio Civile Universale, facendo domanda per progetti in Lombardia, a Milano ma anche nelle altre province. I progetti durano dagli 8 ai 12 mesi e prevedono un rimborso spese mensile (e in alcuni casi anche la possibilità di certificare le competenze acquisite). Gli ambiti in cui si può prestare servizio sono i più disparati: da quello artistico-culturale a quello ambientale, dall’assistenza a persone in difficoltà alla riqualificazione urbana. Ogni anno viene pubblicato un bando a cui ci si può iscrivere, esclusivamente online: per tutti i dettagli sui requisiti e le modalità di ammissione guardate qui.









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Credit foto copertina: Hannah Busing x Unsplash
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]]>Trovate la personale di un artista australiano dedicata al rumore e quella di una giovane artista svizzera che ha utilizzato come supporto pittorico dei paraventi; un’originale retrospettiva dedicata a un notissimo artista del secolo scorso; un’esposizione che racconta lo stretto rapporto che ha legato uno dei più grandi designer italiani al Giappone e quella che mette in scena i coloratissimi dipinti su tela e carta di una talentuosa pittrice italiana. Proseguite la lettura e scoprite di più su quelle che secondo noi sono le 5 mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente.
PAC | fino al 7 giugno 2026
ingresso: intero 8€; ridotto 6,50€


In apertura della nostra rubrica delle mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente, troviamo la prima monografica europea dell’artista e musicista sperimentale australiano Marco Fusinato (1964), in cui vengono presentati tre progetti interconnessi e in corso da alcuni anni, che esplorano il tema del rumore. Rumore che l’artista indaga non come elemento di disturbo, bensì come materia prima della composizione, utilizzando chitarra elettrica e amplificazione di massa per improvvisare frequenze estremamente impattanti a livello fisico, capaci di trasformare lo spazio in un’esperienza sensoriale a 360°.
Protagonista è il progetto Desastres, presentato per la prima volta al Padiglione Australia della 59ª Biennale d’Arte di Venezia e riproposto al PAC in una nuova configurazione, suddivisa in due parti: da un lato la monumentale installazione-performance che combina improvvisazione sonora e un flusso visivo di immagini in bianco e nero (scattate con lo smartphone o trovate online) che scorrono veloci e in successione casuale su un grande schermo orizzontale; dall’altro una serie di dipinti serigrafici realizzati a mano che riproducono alcune delle immagini appartenenti alla libreria di Desastres. Nel primo caso si viene travolti da immagini fugaci che combinate al rumore generano nello spettatore un tumulto emotivo; nel secondo si viene invece invitati a una meditazione prolungata. Tra le immagini fisse si trova anche quella che ha dato il titolo alla mostra, in cui Fusinato ha immortalato un sottotitolo che recita “infatti la sola vera anarchia è quella del potere”.
In Galleria si trova, poi, il progetto Mass Black Implosion (iniziato nel 2007 e tuttora in corso), che riunisce una serie di disegni generati a partire da alcuni spartiti ritenuti rilevanti dall’artista per l’estensione storica del linguaggio musicale. Fusinato riproduce gli spartiti in scala 1:1, per poi tracciare delle linee che, partendo da ogni singola nota musicale, convergono in un medesimo punto, scelto arbitrariamente sulla superficie dello spartito. In questo modo viene annullata la diacronia della composizione a favore di una sincronia visiva assoluta: l’intento è quello di eseguire contemporaneamente ogni nota, generando un potente impatto sonoro. Infine, nella Project Room, si trova l’intera produzione solista di Fusinato dal 2009 a oggi, su vinili LP da 12 pollici con copertine prive di testo, caratterizzate da immagini in bianco e nero a tutta pagina.
Molto particolare e interessante: il consiglio, ovviamente, è quello di visitare la mostra durante l’orario in cui è possibile assistere all’emozionante performance dell’artista (da martedì a domenica 17-19; giovedì 20-22).
Istituto Svizzero | fino al 4 luglio 2026
ingresso: libero


Una tavola imbandita e i resti di un banchetto, una ragazza che si trucca, un’esplosione e un bacio, un’originale manicure e un selfie, Hollywood al buio e la pioggia che cade… C’è tutto questo e molto di più nella mostra I’ll Miss You When I Scroll Away (“Mi mancherai quando scrollerò oltre”), dell’artista elvetico-francese Romane de Watteville (1993) in corso presso l’Istituto Svizzero di Milano.
Per questa prima personale in Italia, de Watteville ha concepito un’accattivante installazione ambientale: un labirinto di paraventi utilizzati come superficie pittorica da entrambi i lati, attingendo dal mondo del cinema, della moda, del design e della storia dell’arte ma, sopratutto, alla quotidiana e incessante sequenza di immagini che siamo tutti abituati a scorrere sui nostri device. Immagini che scorrono talmente veloci da aver bisogno di screenshottarle per non per perderle, per ricordarle, nonostante nella maggior parte dei casi non saranno più guardate, resterando abbandonate nella nostra galleria fotografica. Questi paraventi che sembrano stories materiche dispiegate, attraggono e confondono, ci si passa in mezzo senza sapere bene dove guardare, sentendosi risucchiati nella tana del coniglio come Alice (che infatti appare sullo schermo televisivo presente in uno dei dipinti). Molto efficace.
Gió Marconi | fino al 24 giugno 2026
ingresso: libero


Ancora Man Ray? È vero; non è trascorso poi molto da quando abbiamo visitato – suggerendovi di farlo anche voi – la mostra dedicatagli da Palazzo Reale. In questa occasione, però, a essere protagonista non è la sua avanguardistica produzione fotografica, bensì il suo rapporto col linguaggio.
La fascinazione per i giochi linguistici nasce già dal cambio di nome – che da Emmanuel Radnitzky a Man Ray – operata dallo stesso artista, figlio di immigrati russi di origini ebraiche trasferitisi negli Stati Uniti: un modo per reinventare la propria identità senza cancellarla del tutto. Risulta inoltre chiarissimo nel ciclo di disegni Alphabet for Adults, che apre la mostra, in cui ogni disegno presenta una lettera associata all’immagine di una parola che comincia con quella lettera, non sempre in modo didascalico: la R, per esempio, corrisponde alla parola Regret ed è accompagnata dall’illustrazione di una coppa di champagne.
M for Dictionary è suddivisa in cinque sezioni: The Alphabet, Light Writing, Body Language, Objectives e Mathematical Objects. Al piano inferiore, inoltre, si trova un secondo allestimento – intitolato In Other Words – in cui vengono raccolte le opere di artisti contemporanei rappresentati dalla galleria Gió Marconi (Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tani Shani) la cui attenzione al linguaggio come condizione imprescindibile della creazione visiva e materiale, si collega all’eredità di Man Ray.
Fondazione Vico Magistretti | fino al 25 febbraio 2027
ingresso: 5€ (compreso di visita guidata. Da prenotare sul sito)


La quarta delle mostre a Milano a maggio 2026 che vi consigliamo di visitare a maggio (ma avete parecchio tempo per farlo, in realtà, dato che durerà fino al prossimo febbraio) è quella che mette in relazione Vico Magistretti e il Giappone, in corso presso la Fondazione omonima.
Sin dagli esordi, il lavoro di Magistretti presenta forti rimandi alla cultura e all’estetica giapponese, che si palesano nei nomi conferiti ad alcuni prodotti (il letto Kobe, la lampada Nara, il Tavolo Caori e l’armadio Sato, per esempio); in chiare assonanze visive con oggetti e architetture nipponiche (come i ventagli rigidi da cui prende spunto per progettare la lampada Nara, i tatami, i pannelli divisori di carta a cui fa riferimento l’armadio Sato e così via) e in concetti estetici che risuonano continuamente nel suo approccio progettuale, tra cui wa (la bellezza dell’armonia e dell’equilibrio tra forma, funzione, spazio e materiali), iro (il senso del colore) e iki (la capacità di coniugare grazia e spontaneità).
Magistretti, oltretutto, si recò in Giappone a più riprese, realizzando anche due negozi (a Tokyo e Osaka) per Cerruti 1881 e una villa urbana per Shozo Tanimoto. A essere esposti sono bellissimi modellini di arredi creati da Magistretti – di cui alcuni mai andati in produzione – realizzati dagli studenti di ECAL (École cantonale d’art de Lausanne) e disegni commissionati per l’occasione allo studio Dogma di Bruxelles. In caso vi mancasse già l’appena conclusa Milano Design Week…
Antonini / Palazzo Borromeo | fino al 30 giugno 2026
ingresso: libero su appuntamento


Lo studio legale LCA e Antonini Milano presentano a Palazzo Borromeo l’intervento site-specific di Giulia Mangoni, che ha completamente ricoperto una parete di variopinti disegni raffiguranti animali, icone religiose, corpi e motivi botanici. Al centro di questa fitta installazione si trova il bellissimo dipinto intitolato Transumanza al Mercato; sulle altre pareti un trittico di dipinti di piccole dimensioni e altre due tele. Non c’è molto altro da dire ma c’è parecchio da osservare: un’operazione di grandissimo impatto che ci è piaciuta davvero molto.
Nella sala che precede la mostra, inoltre, è possibile ammirare anche alcune preziose creazioni del brand di gioielli Antonini Milano all’interno di teche arricchite dalla presenza di libri pop-up dell’artista cinese Yansu Wang. L’ingresso è gratuito ma previo appuntamento, che potete comodamente prendere sull’apposita pagina del sito di Antonini che vi abbiamo linkato sopra.
Triennale fino al 4 ottobre 2026
Museo Bagatti Valsecchi fino al 2 agosto 2026
Palazzo Reale fino al 14 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 27 settembre 2026
Palazzo Reale | Museo del Novecento fino al 21 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026
Fondazione Prada fino al 9 novembre 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Citterio fino al 26 luglio 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 19 luglio 2026
M77 fino al 16 maggio 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 26 luglio 2026
GAM fino al 28 giugno 2026
Consonni Radziszewski fino al 30 maggio 2026
10 A.M. Gallery fino al 8 maggio 2026
Cassina Projects fino al 29 maggio 2026
Francesca Minini fino al 9 maggio 2026
French Place fino al 28 giugno 2026
Osart Gallery fino al 27 giugno 2026
Ica fino al 23 maggio 2026
Ica fino 10 luglio 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Fondazione Prada fino al 28 settembre 2026
ArtNoble fino al 12 giugno 2026
Kaufmann-Repetto fino al 21 maggio 2026
Matta fino al 12 settembre 2026
The Flat Massimo Carasi (nuova sede!) fino al 9 giugno 2026
Galleria Giovanni Bonelli (nuova sede!) fino al 13 giugno 2026
Lia Rumma fino al 24 luglio 2026
Triennale fino al 6 settembre 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
Ci sono altre mostre a Milano a maggio 2026 che hai visitato e ci consigli?
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L'articolo 5 mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>A essere raccontate più approfonditamente, questo mese, sono invece la monografica dedicata a un grande architetto e designer (ma anche un po’ filosofo) italiano; la personale di un artista italo-francese che lavora il metallo; la retrospettiva che celebra la carriera di un’eccellente fotografa; l’esposizione che vede le opere di un artista futurista inserite all’interno di una delle più affascinanti case museo della città e, infine, quella che celebra un movimento artistico italiano rivoluzionario.
Ecco a voi le 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente!
Triennale | fino al 4 ottobre 2026
ingresso: intero 14€; ridotto da 9,50€ a 6€


Come inaugurare al meglio la nostra rubrica di mostre a Milano ad aprile 2026, se non con quella dedicata a un architetto, designer, curatore, professore e brillante pensatore quale è stato Andrea Branzi? D’altronde, aprile è anche il mese in cui la nostra città viene letteralmente pervasa dal design, grazie al Salone del Mobile e al Fuorisalone.
Il progetto espositivo della grande monografica presentata da Triennale e Fondation Cartier pour l’art contemporain e raccontata attraverso lo sguardo dell’architetto giapponese Toyo Ito (amico di lunga data e coautore di numerosi progetti), è stata concepita come un “flusso ininterrotto” atto a sottolineare la permanenza in un “presente continuo” di opere e filosofia di Branzi.
Attraverso più di 400 opere – tra cui oggetti di piccole e grandi dimensioni, installazioni ambientali, disegni, modellini, video e documenti d’archivio – la mostra racconta le sperimentazioni radicali progettate dal giovane Branzi a Firenze con Archizoom Associati, ma anche le esperienze con Studio Alchimia e Memphis, nonché l’approccio antropologico (e filosofico) che in generale ha contraddistinto il suo lavoro. Una di quelle mostre da cui si esce arricchiti e profondamente ispirati.
Romero Paprocki | fino al 9 maggio 2026
ingresso: libero


Ebbene sì, anche questo mese (lo scorso era stato il turno di Upsilon Gallery) abbiamo una novità di cui parlarvi; ossia l’ultima (bellissima) galleria d’arte approdata in città in zona Lazzaretto: Romero Paprocki.
Concepita inizialmente come piattaforma espositiva itinerante e successivamente stabilitasi a Parigi con la sua prima sede, la galleria fondata nel 2021 da Guido Romero Pierini e Tristan Paprocki si è affermata come spazio di ricerca e produzione dedicato al sostegno degli artisti emergenti.
A inaugurare la sede milanese – ampia e luminosa, scaldata da pareti con mattoni a vista e provvista di ben cinque vetrine su strada – è la personale dell’artista italo-francese Matisse Mesnil (1989), intitolata Sutura.
A essere esposti sono per lo più lavori in metallo – materiale che l’artista ritiene più affine alle sue esigenze di sperimentazione tecnica e metodologica – ma non solo: la galleria, infatti, ha avviato una collaborazione con la stamperia Gate 44 con l’idea di sviluppare progetti editoriali e di residenza artistica, a cui viene dedicato uno spazio specifico all’interno dello spazio espositivo. In questo caso Mesnil ha prodotto una serie di opere su carta, applicando ripetutamente strati di pittura per mezzo di una lastra. Da non perdere!
Viasaterna | fino al 19 aprile 2026
ingresso: libero


Ci sono fotografi uomini a cui viene dedicato un numero spropositato di mostre e ci sono fotografe donne delle quali – pur non avendo nulla da invidiare ai primi -, invece, non si è nemmeno mai sentito parlare, probabilmente. È ingiusto, sì. Ma, per fortuna, ci sono anche gallerie d’arte come Viasaterna, pronte a omaggiarle a dovere.
Per questa ragione, tra le mostre a Milano ad aprile 2026 che vi consigliamo caldamente di visitare, c’è anche quella dedicata alla romana Elisabetta Catalano (1944-2015), che inaugurò la sua carriera fotografica niente meno che sul set di 8 e ½ di Federico Fellini, nel 1962.
I set cinematografici furono senz’altro tra gli ambienti che preferì frequentare e in cui scattò alcune delle più belle e iconiche immagini (come il ritratto dei tre protagonisti de Il giardino dei Finzi Contini o quella di Sharon Tate e Roman Polanski immortalati su una slitta nella neve), ma anche la moda e il mondo dell’arte furono ambienti che la ispirarono e con cui ebbe a che fare soventemente. Il rapporto col compagno di vita Fabio Mauri, infatti, la introdusse nel mondo della performance artistica, mentre nel 1971 lavorò a New York per Vogue America e a Parigi per Vogue France.
Fu però il ritratto puro il suo ambito professionale d’elezione, come testimoniano scatti intensi e raffinati come quello scattato a Claudia Cardinale di spalle o a Monica Vitti, che esplode in una bellissima risata mentre posa appoggiata al parapetto di una terrazza sul mare.
Museo Bagatti Valsecchi | fino al 2 agosto 2026
ingresso: intero 14€; ridotto 10€


Soprattutto se non avete ancora mai fatto visita a una delle case museo più spettacolari di Milano, vi suggeriamo di far visita alla mostra Depero Space to Space in corso presso il Museo Bagatti Valsecchi, nel cuore del Quadrilatero della Moda.
Concepire e abitare spazi sospesi tra antico e contemporaneo: è questo che accomuna i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi e il futurista Fortunato Depero. I primi, negli anni 80 del XIX secolo, arredarono la propria dimora in pieno stile tardo rinascimentale; il secondo, invece, negli anni 50 del secolo scorso scelse proprio un edificio cinquecentesco per raccogliere le proprie opere e fondare la Casa d’Arte Futurista di Rovereto.
Non tutti apprezzano le esposizioni che prevedono l’inserimento di opere moderne o contemporanee in ambienti così caratterizzati e, stilisticamente parlando, radicalmente in contrasto con esse. Noi, al contrario, troviamo il più delle volte questo tipo di operazioni molto interessanti e per questo vi consigliamo di non perdere questa occasione.
Palazzo Reale | fino al 14 giugno 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Innovatori e rivoluzionari, si sa, devono spesso attendere a lungo per essere finalmente riconosciuti, capiti, apprezzati. Rompere le regole e sfidare i canoni ufficiali, d’altra parte, non è cosa da poco.
Così è avvenuto anche per il movimento dei Macchiaioli – rimasto incompreso dai contemporanei e rivalutato solo successivamente, tra le due grandi guerre – a cui finalmente viene dedicata una grande mostra a Palazzo Reale, frutto dei più recenti studi compiuti dai tre massimi esperti italiani del movimento: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca.
È anche grazie ai Macchiaioli, infatti, che il nostro Paese ha costruito radici culturali comuni e un’identità nazionale.
La mostra intende dunque ricostruire attraverso 9 sezioni la loro storia, coprendo l’arco temporale compreso tra il 1848 e il 1873 (anno della morte di Giuseppe Mazzini) e raccontando l’esperimento nazionale che animò questo gruppo di artisti colti e illuminati, che si riconobbero tanto nelle idee mazziniane quanto in quelle positiviste, e che combatterono determinatamente per ricollegare l’arte alla realtà, dipingendo all’aria aperta e scegliendo la vita vera, quotidiana, come orizzonte artistico.
Un gruppo all’interno del quale – nonostante l’unione di idee e della “macchia”, tecnica pittorica innovativa che li contraddistinse – i singoli seppero mantenere, come ben emerge dall’accostamento delle loro opere, la propria individualità.
Palazzo Reale | Palazzo Citterio | Museo del Novecento | Gallerie d’Italia fino al 21 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026
Fondazione Prada fino al 9 novembre 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Galleria Frittelli Rizzo fino al 19 aprile 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 26 luglio 2026
Consonni Radziszewski fino al 30 maggio 2026
10 A.M. Gallery fino al 8 maggio 2026
Fondazione Galleria Milano fino al 18 aprile 2026
Palazzo Borromeo fino al 30 maggio 2026
Cassina Projects fino al 29 maggio 2026
Francesca Minini fino al 9 maggio 2026
French Place fino al 19 aprile 2026
Osart Gallery fino al 27 giugno 2026
Spazio MU.RO fino al 19 aprile 2026
Ica fino al 23 maggio 2026
PAC fino al 7 giugno 2026
Fabbrica del Vapore fino al 13 aprile 2026
Viasaterna fino al 19 aprile 2026
Museo Bagatti Valsecchi fino al 2 agosto 2026
Ordet fino al 11 aprile 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026
Gió Marconi dal 11 aprile al 24 luglio 2026
Fondazione Prada dal 8 aprile al 28 settembre 2026
ArtNoble dal 9 aprile fino al 12 giugno 2026
Palazzo Borromeo dal 16 aprile al 30 giugno 2026
Kaufmann-Repetto dal 15 aprile al 21 maggio 2026
Upsilon Gallery dal 1 al 17 aprile 2026
Palazzo Galbani dal 18 al 21 aprile 2026
Allianz MiCo dal 17 al 19 aprile 2026
BiM dal 14 al 25 aprile 2026
Istituto Svizzero dal 15 aprile al 4 luglio 2026
Ica dal 15 aprile al 10 luglio 2026
Matta dal 13 aprile al 12 settembre 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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L'articolo 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Palazzo Reale | fino al 27 settembre 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Tra le mostre a Milano a marzo 2026 da visitare assolutamente c’è un importante progetto espositivo firmato da Anselm Kiefer, tra le figure più influenti dell’arte contemporanea internazionale. Nella suggestiva Sala delle Cariatidi e nella vicina Sala del Piccolo Lucernario di Palazzo Reale sono esposte alcune delle sue opere più significative: grandi teleri dedicati a figure femminili a lungo dimenticate, che, attraverso la pratica dell’alchimia, hanno dato un contributo fondamentale alla nascita della scienza moderna.
Di questo pantheon tutto al femminile, tra le altre, fanno parte: Kleopatra e Caterina Sforza, la filosofa Margaret Cavendish e la chimica autodidatta Marie Meudrac. Si tratta di donne sapienti, visionarie e dallo spiccato intuito, ma spesso marginalizzate, perseguitate e condannate proprio a causa delle loro qualità. A essere alchemico, inoltre, è il processo pittorico stesso utilizzato da Kiefer, in cui piombo, zolfo, ossidi, fiori, piante, oro e cenere – sottoposti alla violenza della fiamma ossidrica – lasciano affiorare volti e corpi femminili dalle macerie. Noi abbiamo trovato la mostra decisamente potente ed emozionante!
Upsilon Gallery | fino al 31 marzo 2026
Ingresso: libero


A Milano sono approdate (o stanno per farlo) tantissime nuove gallerie d’arte, tra cui Upsilon Gallery, fondata dal tedesco-argentino Marcelo Zimmler e con già altre due sedi a New York e Londra. La galleria, nel cuore del Quadrilatero della Moda, ha aperto la stagione con la personale dell’artista sudcoreana K Blick intitolata The Scented Forest, ispirata a una leggendaria creatura chiamata Gumiho: una volpe a nove code capace di mutare forma, diventare umana, e dalla cui natura ambivalente nasce una costante insoddisfazione che sfocia in un pianto ininterrotto.
Sedici sono le opere esposte: 10 dipinti, 1 opera su carta e 5 lavori in ceramica portoghese, attraverso cui l’artista costruisce un universo visivo in cui umanità e natura convivono senza gerarchie; una foresta simbolica in cui realtà e immaginazione, figurazione e astrazione, coesistono.
M77 | fino al 16 maggio 2026
Ingresso: libero


Ci sono retrospettive, come Paso Doble, che potrebbero trarre in inganno un visitatore disinformato, portandolo a pensare che i lavori esposti siano frutto di una sola mente e due sole mani. Ovviamente sussistono sostanziali differenze tra le produzioni artistiche dei sardi Maria Lai (1919-2013) e Antonio Marras (1961) – e uno degli obiettivi della mostra curata da Francesca Alfano Miglietti presso M77 è proprio quello di farle emergere – ma, soprattutto, fortissime somiglianze.
Per esempio? L’utilizzo di tessuti, ago, filo e materiali di recupero; le scelte cromatiche; la tendenza a sovrapporre e stratificare… Si tratta, effettivamente, di un vero passo a due, in cui Lai e Marras si avvicinano e allontanano armonicamente, incontrandosi e in alcuni casi “stringendosi” stretti, senza però mai rischiare di perdere la propria identità. Al piano inferiore dello spazio espositivo si trovano le ceramiche, i paraventi e i disegni di Marras (oltre a una delle tre opere frutto della collaborazione con Lai); a quello superiore, invece, libri, collage, disegni e dipinti di Lai. Sempre qui, inoltre, trovano collocazione le altre due grandi installazioni create a quattro mani.
Palazzo Citterio | fino al 26 luglio 2026
ingresso: intero 12€; ridotto da 8€ a 2€


Ve la segnaliamo tra le mostre a Milano da visitare a marzo ma in realtà c’è tempo fino a luglio inoltrato per vedere la bella mostra all’ultimo piano di Palazzo Citterio dedicata a Giovanni Gastel. Un maestro della fotografia, certo, ma anche poeta contraddistinto da una estrema eleganza, curiosità, generosità. Nato e vissuto a Milano fino alla sua morte nel 2021, Gastel ha sempre avuto un legame molto stretto con la città, che ha senz’altro contribuito a forgiare il suo stile.
Tornando alla mostra, sono oltre 250 le opere esposte, suddivise in sezioni tematiche, che fanno emergere la poliedricità nonché la smania di sperimentare e “giocare” coi propri soggetti. Ciò risulta particolarmente evidente osservando i divertentissimi e originali still-life realizzati per le riviste di moda, ma anche dalle polaroid e dai video che testimoniano quanto profondamente lo appassionasse il potenziale “magico” e ludico della post-produzione. Sono esposti, inoltre, per la prima volta anche alcuni dei suoi scritti e poesie e viene inoltre riprodotta parte del suo iconico e leggendario studio, in cui amava circondarsi delle stampe di suoi lavori e foto di famiglia, oltre che di lettere e biglietti ricevuti da amici ed estimatori.
Pirelli Hangar Bicocca | fino al 19 luglio 2026
ingresso: libero


La prima grande mostra istituzionale dell’artista italiana Benni Bosetto, che trova spazio al Pirelli Hangar Bicocca, è anche l’ultima della nostra rassegna dedicata alle esposizioni più interessanti da visitare a Milano a marzo 2026.
Nata nel 1987, Bosetto è considerata una delle voci più originali dell’arte contemporanea italiana della sua generazione. Il suo lavoro – incentrato sempre sul corpo, inteso come strumento attivo di relazione con il mondo – si nutre di fonti molto diverse tra loro: letteratura, antropologia, cultura popolare, psicoanalisi, cinema e anche la quotidianità, con i suoi gesti abituali e i suoi piccoli rituali. Le opere prendono poi forma attraverso una pratica che combina diversi linguaggi, tra cui scultura, installazione e performance.
Rebecca, l’articolato progetto espositivo presentato al Pirelli Hangar Bicocca – il cui titolo richiama l’omonimo romanzo gotico di Daphne du Maurier – trasforma lo Shed, uno degli spazi espositivi dell’istituzione milanese ricavato da un ex capannone industriale, in una sorta di ambiente domestico animato e onirico. Lo spazio è concepito come estensione di un corpo femminile e si articola in tre ambienti principali – “la guancia”, “la pancia” e “il cuore” – che accolgono opere inedite e lavori già esistenti, riproposti in una nuova configurazione. In caso foste desiderosi di vivere l’esperienza completa, inoltre, vi segnaliamo che la performance Tango (II Version) – che tramuta “il cuore” in una milonga danzante – verrà attivata in queste date.
Palazzo Reale | Palazzo Citterio | Museo del Novecento | Gallerie d’Italia fino al 21 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026
Fondazione Prada fino al 9 novembre 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 14 giugno 2026
Fabbrica del Vapore fino al 13 aprile 2026
Viasaterna fino al 19 aprile 2026
Museo Bagatti Valsecchi fino al 2 agosto 2026
ArtNoble fino al 27 marzo 2026
Ordet fino al 11 aprile 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Building Gallery fino al 14 marzo 2026
Galleria Monica De Cardenas fino al 21 marzo 2026
Giò Marconi fino al 18 marzo 2026
Ribot Gallery fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
Ci sono altre mostre a Milano a marzo 2026 che hai visitato e ci consigli?
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L'articolo 5 mostre a Milano a marzo 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 mostre a Milano a febbraio 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
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Palazzo Reale e Museo del Novecento | fino al 21 giugno 2026
Gallerie d’Italia | fino al 6 aprile 2026
La Grande Brera – Palazzo Citterio | dal 6 febbraio fino al 5 aprile 2026
ingresso: per Palazzo Reale intero 15€, ridotto 13€ | per Museo del Novecento intero 5€, ridotto 5€
per Gallerie d’Italia intero 10€, ridotto 8€ | per Palazzo Citterio intero 12€, ridotto 8€


Apriamo la rubrica delle mostre a Milano da visitare a febbraio 2026 con un progetto molto ambizioso e articolato – tant’è che vede coinvolte ben quattro istituzioni museali milanesi – a cura di Vincenzo Trione. Metafisica/Metafisiche, infatti, si pone l’obiettivo di mettere in dialogo i protagonisti della Metafisica con quelli che possono essere considerati i loro eredi internazionali e i loro allievi del XX e XXI secolo.
Il percorso parte dalla sede principale, Palazzo Reale, dove a essere presentate sono più di 400 opere tra dipinti, illustrazioni e disegni; sculture e oggetti di arredo; fotografie e modelli architettonici ma anche fumetti, riviste, abiti e vinili. I capolavori dei protagonisti principali del gruppo storico (Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi) dialogano con i lavori di artisti internazionali che hanno tratto ispirazione dalle atmosfere e dalle soluzioni del movimento sia in passato che in tempi più recenti, non solo in ambito strettamente artistico ma anche fotografico, architettonico, cinematografico, teatrale, letterario… Ad accomunare le loro voci è “una specifica postura. Una sorta di inconfondibile manière de voir, ispirata a un’esperienza poetica laterale, clandestina e forse marginale, maturata più di un secolo fa in una città di provincia, posta fuori della storia”, spiega il curatore.
Nell’area degli Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari del Museo del Novecento, invece, viene approfondito il legame tra la Metafisica e Milano. Qui si trovano le testimonianze delle collaborazioni tra autori quali de Chirico, Savinio e Carrà con realtà come il Teatro alla Scala e la Triennale, nel giardino in cui sorgono gli affascinanti Bagni Misteriosi di de Chirico.
Nel bellissimo caveau delle Gallerie d’Italia a essere esposte sono le fotografie scattate da Gianni Berengo Gardin nell’atelier bolognese di Giorgio Morandi e infine, a Palazzo Citterio, a partire dal 6 febbraio, un altro inedito omaggio a Morandi dell’artista sudafricano William Kentridge, comprensivo di una video-installazione sonora e un corpus di sculture in cartone. Vi consigliamo sicuramente di visitare la parte più corposa del progetto – ossia quella presentata a Palazzo Reale – ma perché non sfruttare l’occasione per visitare anche le altre sedi, approfittandone per vedere le loro collezioni permanenti, se non se ne ha ancora avuto modo?
Palazzo Reale | fino al 17 maggio 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Sempre a Palazzo Reale è stata inaugurata da pochissimo la retrospettiva che ripercorre l’intera carriera di uno dei fotografi più discussi e e influenti del secolo scorso: Robert Mapplethorpe (1946-1989). A parte nella prima sala, in cui sono raccolti alcuni collage realizzati negli anni 70, in quelle successive si trovano serie di fotografie – prevalentemente in bianco e nero – divise in sezioni tematiche. Ci sono quelle che vedono protagoniste l’amica Patti Smith (con cui ebbe un legame quasi simbiotico) e la campionessa mondiale di body building Lisa Lyon; gli autoritratti e i ritratti di artisti e personaggi quali Yoko Ono, Isabella Rossellini, Andy Warhol, Annie Liebovitz e Roy Lichtenstein; gli stupendi still-life di fiori (che ci hanno particolarmente colpito e affascinato) e i potenti nudi maschili e femminili messi a confronto con statue appartenenti all’epoca classica.
Mapplethorpe diceva di essere “ossessionato dalla bellezza”, e ciò risulta assolutamente evidente dalla cura con cui inquadra e “scolpisce” per mezzo della luce i soggetti dei suoi scatti, fiori compresi. Le immagini che realizza, pur essendo nella gran parte dei casi caratterizzate da una forte carica sensuale, non rischiano mai, però, di apparire volgari: sono estremamente calibrate, armoniche, eleganti, geometriche, ‘pulite’. Certo, ci sarebbe piaciuto poterle osservare meglio, godendo appieno del loro rigore formale e della loro raffinatezza. Così, però, purtroppo non è stato, a causa di un’illuminazione che ne ostacola una fruizione soddisfacente, creando fastidiosi riflessi da cui – pur provando a spostarci lateralmente e allontanarci – non siamo, ahinoi, riusciti a scampare.
Fondazione Prada | fino al 9 novembre 2026
ingresso: intero 15€; ridotto 12€


Un’altra mostra molto interessante da visitare a Milano a febbraio 2026 è quella in corso negli spazi della Cisterna di Fondazione Prada, che ospitano tre installazioni site-specific dell’artista libanese Mona Hatoum (1952).
Nella prima sala si trova Web, una ragnatela sospesa a soffitto alla quale sono appese sfere di vetro trasparente soffiate a mano – dunque molto fragili – che ricordano la rugiada. Secondo l’artista “una ragnatela può essere considerata come una rete che incombe e suggerisce un senso di intrappolamento oppressivo, ma allo stesso tempo rappresenta una casa o un luogo sicuro”, oltre ad avere “un significato poetico, quasi cosmico”, che allude a “un’interconnessione fra tutte le cose”.
Nella seconda sala, invece, si trova un’opera a terra, Map (Red), formata da una vasta distesa di biglie rosse che compongono un planisfero. I confini politici e geografici sono volutamente ignorati e la mappa a cui viene fatto riferimento non è quella di Marcatore del 1569, a cui siamo abituati e che fa apparire le regioni del Sud della Terra sproporzionate rispetto alla realtà, bensì a quella di Gall-Peters, che rettifica queste distorsioni dimensionali. L’intento è quello di spingere gli spettatori a riflettere sull’instabilità del pianeta.
Infine l’imponente All Of a Quiver (che in italiano potremmo tradurre con “tutto un tremore”); una griglia metallica che si sviluppa in altezza richiamando la struttura di un edificio e che si muove producendo cigolii metallici, come se stesse per collare, per poi risollevarsi e ricomporsi, sottolineando la natura precaria e instabile dell’esistenza.
The Pool NYC | fino al 28 febbraio 2026
ingresso: libero


Al piano terra dello storico Palazzo Fagnani Ronzoni, nel quartiere 5 Vie, si trova la galleria d’arte The Pool NYC, che fino al 28 febbraio presenta il secondo capitolo – dedicato al bianco e nero – del format espositivo I Tempi dello Sguardo. 90 Anni di Fotografia Italiana in Due Atti.
Tra gli scatti raccolti, per questo secondo appuntamento dedicato agli autori che si sono distinti nell’utilizzo del bianco e nero (il primo si era incentrato sul colore), quelli del futurista Renato Di Bosso e del neorealista Alfredo Camisa; le sperimentazioni formali di Mario De Biasi e i capolavori di realismo astratto di Mario Giacomelli; e ancora quelli di Antonio Biasiucci, Franco Vaccari; Mario Cresci e Luigi Erba, oltre a quelli di alcuni fotografi internazionali come Elliott Erwitt e William Klein. Una visita piacevolissima (e gratuita) per osservare grandi scatti in una galleria davvero bella e che forse non conoscete.
Galleria Fumagalli | fino al 29 maggio 2026
ingresso: libero


Cosa hanno in comune due artisti come Jannis Kounellis (1936-2017) e Andy Warhol (1928-1987), a parte il fatto di aver lasciato un’impronta profonda nella storia dell’arte? Apparentemente niente. Il primo, nato in Grecia e vissuto a Roma, è stato uno dei principali esponenti dell’Arte Povera; il secondo, figlio di immigrati slovacchi nato in Pennsylvania e vissuto a New York, è stato invece pioniere della Pop Art.
Eppure Annamaria Maggi – curatrice della mostra Kounellis | Warhol – La messa in scena della tragedia umana: la classicità Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol -, lungi dal volerli assimilare alla stessa matrice o ad appiattirne le singole identità, ha pensato di accostarli e inscenare un dialogo dal quale emergono sorprendenti punti di contatto.
Il terreno comune, esplicitato nel sottotitolo della mostra, è quello della tragedia umana insita della contemporaneità.
E se il dramma dell’esistenza umana, in Kounellis, si manifesta attraverso un’estetica materialista e opere come i cappotti schiacciati, i sacchi di iuta colmi di carbone o i capelli femminili trafitti da lame; Warhol invece lo nasconde dietro i simboli del consumo e della celebrità.
Pirelli Hangar Bicocca fino al 15 febbraio 2026
PAC fino al 8 febbraio 2026
Thaddeus Ropac fino al 28 febbraio 2026
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Mudec fino al 8 febbraio 2026
Palazzo Pirelli fino al 6 febbraio 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Building Gallery fino al 14 marzo 2026
Galleria Monica De Cardenas fino al 21 marzo 2026
Deodato Arte fino al 7 febbraio 2026
French Place fino al 28 febbraio 2026
Palazzo Citterio fino al 26 luglio 2026
M77 fino al 16 maggio 2026
Giò Marconi fino al 18 marzo 2026
Ribot Gallery fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 27 settembre 2026
Memoriale della Shoah fino al 28 febbraio 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Fondazione Prada fino al 26 febbraio 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
Ci sono altre mostre a Milano a febbraio 2026 che hai visitato e ci consigli?
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16/01-15/02
Teatro Elfo Puccini |
biglietti da € 15 | Durata 1 ora e 55 minuti senza intervallo

Iniziamo volentieri la nostra rassegna con questo spettacolo, che abbiamo visto già l’anno scorso, e ci è piaciuto tantissimo. La storia di Elisabetta I, la sua immagine iconica e le sue scelte femministe ante litteram e fuori dal comune (non solo per l’epoca) rendono da sempre questa regina britannica uno dei personaggi storici più affascinanti, qui reso vivo, divertente e attualissimo grazie all’interpretazione superba di Elena Russo Arman. Uno spettacolo molto bello da guardare, anche grazie agli splendidi costumi, che non annoia nemmeno un secondo e che fa venire voglia di tornare a vederlo. Secondo noi è proprio destinato a diventare un piccolo cult del Teatro Elfo!
28/01-22/02
Piccolo Teatro Strelher |
biglietti da € 32 | Durata 1 ora e 35 minuti con intervallo

Per questo spettacolo siamo ben felici e certi di poter spendere la parola capolavoro. Perché proprio di questo si tratta: lo Slava’s Snowshow è uno spettacolo che si muove in perfetto equilibrio tra clownerie, mimo, poesia ed effetti speciali. Il risultato è un viaggio onirico pieno di neve che trasporta gli spettatori, bambini o adulti che siano, in un luogo “altro” fatto di magia, nostalgia, meraviglia, divertimento e commozione, messo in scena dalla compagnia dell’artista russo Slava Polunin e che il Piccolo ha il grande merito di ospitare da molto tempo quasi ogni anno. Personalmente, non abbiamo mai visto qualcosa che somigli a questo spettacolo: se ancora non l’avete fatto, correte a prendere il vostro biglietto, non abbiamo un solo dubbio che vi renderà felici!
30/01-8/02
Teatro della Cooperativa |
biglietti da € 11

Sempre a proposito di neve, in occasioni delle Olimpiadi Invernali, il Teatro della Cooperativa porta in scena uno spettacolo di e con Gianfelice Facchetti che promette di affrontare uno dei grandi temi dell’epoca moderna, quello dello scontro tra uomo e natura. Il monologo prende le mosse da questo quesito che si pone l’autore: e se i Giochi invernali fossero l’occasione per fare pace con la natura per noi che viviamo ai piedi delle montagne? E si sviluppa, poi, provando a dare una risposta, e cercando di capire quale potrebbe essere il modo per stabilire una convivenza serena e duratura tra l’essere umano e l’ambiente, di cui siamo pur sempre parte. Siamo molto curiosi di sentirlo.
4/02
Teatro del Buratto |
biglietti da € 15

Per chi non conosce la bellissima storia di Alfonsina Morini Strada, questo spettacolo ci sembra l’occasione perfetta per rimediare in maniera particolarmente piacevole: fu la prima donna a correre il Giro d’Italia nel 1924, quando il ciclismo, tra gli sport più eroici ed epici, era considerato appannaggio esclusivo degli uomini. Attraverso la vicenda reale della ciclista emiliana, lo spettacolo affronta ill tema dei diritti universali, della parità di genere e del riscatto sociale, raccontando come dall’azione e dall’esempio di una singola persona possano cominciare cambiamenti ben più ampi che finiscono per coinvolgere tutta la società. Secondo noi, perfetto anche per i più giovani.
26-02/9-03
Teatro Arcimboldi |
biglietti da € 35 | Durata 2 ore e mezza con intervallo

Dopo quasi un quarto di secolo di successi in giro per tutta Italia e all’estero, torna a Milano il musical firmato da Riccardo Cocciante, questa volta all’Arcimboldi. Notre Dame de Paris ha debuttato nel 2002 e oggi, con un cast in parte rinnovato, si prepara a conquistare vecchi e nuovi fan sulle note dei suoi brani più celebri. Quella che il suo autore definisce come “un’opera popolare” ha portato a teatro negli anni milioni di spettatori e, siamo sicuri, continuerà a farlo grazie alla potenza della storia di Hugo, alle sue musiche entrate ormai a far parte della cultura pop e alle sue scenografie imponenti e immediatamente riconoscibili. Sicuramente da vedere almeno una volta e da rivedere per chi lo ha apprezzato ed è curioso di scoprire i nuovi interpreti.
8-03
Teatro Gerolamo |
biglietti da € 20

Questo spettacolo ci sembra un’ottima idea per trascorrere una festa della donna diversa dal solito e allo stesso tempo scoprire uno dei gioielli della città, il Teatro Gerolamo. Il recital è tratto dalla graphic novel L’amica geniale, che è a sua volta un adattamento a fumetti del celeberrimo romanzo di Elena Ferrante, il primo volume della tetralogia. Una storia che celebra l’amicizia al femminile, e parla di adolescenza, di crescita, di rapporto con l’ambiente in cui si cresce. Sul palco Chiara Lagani e sullo sfondo i disegni di Mara Cerri, le due autrici del fumetto. È una formula inedita per ripercorrere le vicende di Lenù e Lila, se già le si conosce, o per appassionarvisi per la prima volta.
17-01, 14-03 e 16-05
Politeatro |
biglietti da € 6 | Durata 1 ora e mezza

La Balena Impro è una compagnia di improvvisazione teatrale tra le più brillanti ed esperte della città: Davide Arcuri, Eugenio Galli, Agnese Vismara, Gabriele Carabelli e Spazia D’Onofrio calcano ormai da tanti anni la scena (alcuni di loro sono anche docenti di improvvisazione) e queste sono tre date in cui potrete godere del loro affiatamento e della loro vis comica, sul palco del Politeatro all’interno della rassegna di Teatri Possibili. Ogni sera sarà con loro un ospite speciale sempre diverso, e quello che si manterrà costante saranno le risate fino alle lacrime che vi procureranno. Non perdeteveli, per una sana dose di puro divertimento.
24/29-03
PACTA dei Teatri |
biglietti da € 10

Un classico del repertorio di Luigi Pirandello, Il gioco delle parti va in scena al Salone di via Dini del PACTA dei Teatri. Tre gli attori sul palco, scelta inusuale, per raccontare del tema cardine dell’opera pirandelliana, il conflitto tra apparenza e realtà, esplorando il ruolo sociale che gli individui sono costretti a interpretare, specialmente all’interno del matrimonio borghese, visto come una trappola ipocrita. Un’opera da vedere rappresentata almeno una volta per riflettere, guidati dalle parole del premio Nobel, su noi stessi e sulla nostra condizione quotidiana.
16/19-04
Teatro Fontana |
biglietti da € 11 | Durata 1 ora e 30 minuti

Giovanni Ortoleva porta sul palco del Teatro Fontana il celebre romanzo di Dumas figlio, lo stesso che ispirò La Traviata di Giuseppe Verdi (e quindi Moulin Rouge! di Baz Luhrmann, direbbero i millennials). La lettura che ne dà il giovane regista, però, è molto lontana da quella romantica e romanticizzata a cui siamo abituati: la storia d’amore impossibile e struggente tra Marguerite Gautier e Armand Duval diventa il punto di partenza per indagare la società, quella dell’epoca come quella contemporanea, portandone alla luce senza sconti il voyeurismo, l’ipocrisia e la volontà di possesso nei confronti del corpo femminile.
28/31-05
Teatro Filodrammatici |
biglietti da € 16 | Durata 80 minuti senza intervallo

Di questo spettacolo che debutta al Teatro Filodrammatici, ci ha colpito il tema: l’educazione. Quello della scuola è un argomento cruciale per la nostra società, specie per una città come la nostra in cui potersi mantenere con uno stipendio da insegnante è sempre più difficile. E poi c’è la famiglia che sembra negli anni essersi trasformata in antagonista dell’istituzione scolastica: ci sono i colleghi frustrati e disillusi e ci sono i ragazzi, così apparentemente diversi da come eravamo noi. Queste le disastrose premesse in cui si muove il supplente d’italiano protagonista della vicenda, che tra risate e situazioni surreali, sembra lasciare qualche spiraglio di speranza. Vogliamo vederlo per crederci anche noi.
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LA TERRA TREMA
10–11.1
Cox 18 |
info qui
MILANO UNICA
20–22.1
Fiera Milano Rho |
info qui
AI FESTIVAL
21–22.1
Università Bocconi |
info qui
MILANO HOME
22–25.1
Fiera Milano Rho |
info qui
I BOREALI – NORDIC FESTIVAL
22–25.1
sedi varie |
info qui
OLIO OFFICINA FESTIVAL
22-24.1
Fiera Milano Rho |
info qui
MILANO TATTOO CONVENTION
23–25.1
Superstudio Maxi |
info qui
THE ART CHAPTER- MILANO ART BOOK FAIR
23-25.1
Base |
info qui
Ecco tutte le week e i festival da non perdere a gennaio 2026! Dal vino naturale all’intelligenza artificiale, passando per design, cultura nordica, tatuaggi e libri d’arte: il nuovo anno a Milano si apre con un calendario che non lascia davvero scuse per starsene sul divano. Per iniziare, il 10 e 11 gennaio torna La Terra Trema, l’appuntamento che riunisce produttori indipendenti in un clima conviviale tra vini naturali, musica e tante chiacchiere. E ancora segnatevi Milano Unica dal 20 al 22 gennaio a Rho Fiera e l’AI Festival dal 21 al 22 gennaio all’Università Bocconi, per chi vuole scoprire cosa ci aspetta tra innovazione e tecnologia.
Se il buon olio è la vostra passione, non perdetevi l’Olio Officina Festival a Rho Fiera Milano per un’esperienza sensoriale. Da segnare in agenda anche Homi, ideale per esplorare le nuove tendenze di design, lifestyle e arredo per la casa; e I Boreali – Nordic Festival, dal 22 al 25 gennaio, che porta in città cinema, musica e cultura direttamente dal Nord Europa. Il weekend poi si fa ancora più intenso con la Milano Tattoo Convention, dal 23 al 25 gennaio al Superstudio Maxi.
Per concludere questa sezione degli eventi a Milano a Gennaio 2026, immancabile per chi ama carta stampata e editoria The Art Chapter- Milano Art Book Fair, dal 23 al 25 gennaio, una vera festa dedicata a libri d’arte, immagini e pubblicazioni indipendenti.


MARAMAO MARKET
ogni sabato dal 10.1
Tempio del Futuro Perduto |
info qui
FESTA FORESTA
fino al 18.1
Corso Garibaldi 73 |
info qui
MERCATINO DI BRERA
dom 18.1
Brera |
info qui
EAST MARKET
dom 18.1
Via Mecenate 88/A |
info qui
MERCATONE DELL’ANTIQUARIATO
dom 25.1
Naviglio |
info qui
Per iniziare, ogni sabato dal 10 gennaio, torna il Maramao Market nella cornice suggestiva del Tempio del Futuro Perduto, un appuntamento fisso per chi ama artigianato, vintage selezionato, illustrazioni e buona musica e drink. E ancora, fino al 18 gennaio, spazio a Festa Foresta in Corso Garibaldi 73: un evento temporaneo che unisce market indipendente, spirito sostenibile e convivialità.
Poi, domenica 18 gennaio, a tutto vintage con il Mercatino di Brera, ideale per scovare stampe d’epoca, oggetti curiosi e piccoli tesori retrò; e l’amatissimo East Market, in via Mecenate 88/A, l’evento che riunisce oltre 300 espositori da tutta Italia, tra abbigliamento vintage, second hand, vinili, accessori, area food e dj set. Sicuramente, un vero paradiso per chi ama rovistare e trovare pezzi senza tempo.
Per concludere, domenica 25 gennaio, non può mancare l’appuntamento con il Mercatone dell’Antiquariato lungo il Naviglio Grande: una passeggiata tra bancarelle, oggetti di modernariato, mobili, libri, abiti e cianfrusaglie di ogni tipo, da abbinare a un pranzo o a un aperitivo vista canale. Certamente, sempre un’ottima idea per una domenica in città!
MY SATURDAY PARTY + KARAOKE INDIE
sab 10.1
Alcatraz |
biglietto qui
SANTERIA COME BACK PARTY
sab 10.1
Santeria Toscana |
info qui
SUBURBANO
dom 11.1
Club Giovanile Milano |
info qui
KERALA DUST
ven 16.1
Magnolia |
info qui
LOVE GENERATION: THE CELEBRATION OF LOVE PARADE 90s-2000s
sab 24.1
Tunnel Club |
info qui
TOY TONICS
ven 30.1
Base |
info qui
SYML
ven 30.1
Santeria Toscana |
info qui
90 ALL’ORA PARTY
sab 31.1
Alcatraz |
biglietto qui
Sabato 10 gennaio c’è solo l’imbarazzo della scelta: all’Alcatraz va in scena My Saturday Party + Karaoke Indie, una notte tutta da cantare tra hit indie e momenti karaoke; mentre alla Santeria Toscana torna il Santeria Come Back Party, perfetto per inaugurare il mese con tanta voglia di far festa.
Poi, domenica 11 gennaio, spazio alle vibes alternative al Club giovanile Milano con Suburbano, una serata imperdibile dal sapore urban e underground. E ancora, il calendario live entra nel vivo venerdì 16 gennaio, con i Kerala Dust al Circolo Magnolia per un concerto ipnotico tra elettronica e sonorità interessanti.
Segnatevi anche Love Generation; The Celebration of Love Parade, una notte dedicata alle sonorità dance che hanno fatto la storia! Per concludere il mese, doppio appuntamento venerdì 30 gennaio con Toy Tonics a Base Milano, tra house e disco grooves, e Syml alla Santeria Toscana per chi cerca atmosfere più intime. Gran finale sabato 31 gennaio all’Alcatraz con 90 All’ora Party, una festa ad alto tasso di hit anni 90 per salutare gennaio ballando fino all’ultima traccia.
SAGRA DEL CASONCELLO DE.CO
sab 10.1
Pontoglio |
info qui
SAGRA DEGLI AGNOLOTTI, BOLLITO E BRASATO
16-18.1
Contrada San Bernardino |
info qui
FESTIVAL DELLA CAZOUELA
17.1-28.2
sedi varie |
info qui
ITALIAN FINE ART
16-25.1
Fiera di Bergamo |
info qui
NOVEGRO VINILE EXPO
24-25.1
Parco delle Esposizioni |
info qui
FESTIVAL DEL FUMETTO
dal 31 all’1.2
Parco delle Esposizioni |
info qui
Amanti delle gite fuori porta, delle sagre e degli eventi culturali da vivere anche in pieno inverno, gennaio 2026 è il mese giusto per riempire l’agenda! Per iniziare, sabato 10 gennaio a Pontoglio ci sarà la Sagra Del Casoncello De.Co, un appuntamento imperdibile per chi ama la cucina tradizionale bergamasca e i sapori autentici del territorio. Poi, dal 16 al 18 gennaio, non perdetevi l’appuntamento golosissimo con la Sagra degli Agnolotti, Bollito e Brasato ospitata dalla Contrada San Bernardino: due giorni all’insegna dei grandi classici della tradizione padana, tra degustazioni, chiacchiere e buon vino. E ancora, per gli amanti dei piatti invernali torna il Festival della Cazouela in programma dal 17 gennaio fino al 28 febbraio, perfetto per scaldarsi nelle fredde giornate di inizio anno con un’intramontabile prelibatezza della cucina lombarda.
Ma gennaio non è solo cibo: dal 16 al 25 gennaio spazio alla creatività con Italian Fine Art; mentre per gli appassionati di musica e collezionismo impossibile mancare al Novegro Vinile Expo il 24 e 25 gennaio, punto di riferimento nazionale per il mondo del vinile. Per concludere, gran finale tra cultura pop e divertimento con il Festival Del Fumetto, in programma dal 31 gennaio al 1° febbraio al Parco delle Esposizioni di Novegro: certamente, un evento perfetto per grandi e piccoli.


Infine, qui trovate la nostra selezione di mostre da visitare a gennaio a Milano. Buoni giretti!
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Pirelli Hangar Bicocca | fino al 15 febbraio 2026
ingresso: libero


Tra le mostre a Milano da non perdere a gennaio 2026 segnaliamo la retrospettiva interamente dedicata a Nan Goldin nella sua veste di filmmaker. Il progetto espositivo, curato dall’architetta Hala Wardé, è concepito come un vero e proprio villaggio, composto da diverse strutture architettoniche, ciascuna pensata in dialogo con una specifica opera.
Nan Goldin è universalmente riconosciuta come una delle fotografe più influenti della sua generazione, ma in questo caso l’esposizione mette al centro la sua produzione filmica, presentando il più ampio corpus di slideshow (sequenze di diapositive accompagnate da apposite colonne sonore, caratteristiche della sua pratica artistica) mai presentato.
Tra i vari lavori esposti troverete sia la sua prima opera – The Ballad od Sexual Dependency – che i due più recenti, realizzati nel 2024 e intitolati You Never Did Anything Wrong e Stendhal Syndrome, entrambi ispirati ad antichi miti. All’interno del “Cubo” – uno spazio che per dimensioni e altezza richiama la La Chapelle de la Salpêtrière di Parigi – vi è inoltre l’installazione Sisters, Saints, Sibyls (2004- 2022), riproposta in una forma fedele all’originale, elementi scultorei compresi.
Con la sua arte Goldin ha sempre portato all’attenzione del pubblico temi quali la violenza domestica, la dipendenza e l’uso di sostanze stupefacenti, il suicidio, la sessualità. Ci teniamo a farlo presente nel (molto improbabile) caso che qualcuno di voi decida di visitare la mostra senza esserne consapevole. Vi informiamo inoltre che il regolamento vieta qualsiasi tipo di ripresa fotografica o video.
PAC | fino al 8 febbraio 2026
ingresso: intero 14€; ridotto 9€


Dopo Africa, Brasile, Australia, Giappone e Argentina, il PAC di Milano continua il viaggio tra le diverse espressioni dell’arte contemporanea nel mondo, con la collettiva intitolata India. Di Bagliori e Fughe. A partire da questa domanda: cosa può fare l’arte in tempi tanto incerti come quelli attuali, caratterizzati da accelerazioni economiche, profonde trasformazioni culturali e repressione politica? Cercare vie di fuga, immaginare e inventare nuove forme di convivenza.
La mostra, difatti, focalizza l’attenzione su pratiche artistiche dell’India odierna nate dall’urgenza del “vivere associato”, capaci di risuonare anche oltreconfine. Per mezzo di immagini, suoni e gesti, gli artisti coinvolti tracciano percorsi basati sull’associazione: canzoni di memoria collettiva, archivi familiari che resistono all’oblio, opere sonore portatrici di messaggi di protesta e cura. Il bagliore è la scintilla di consapevolezza presente nelle opere; la fuga il movimento insito in esse, l’impulso che spinge al cambiamento e alla ricerca di alternative.
Disegni e dipinti, performance, fotografie e video restituiscono insomma la complessità e le tensioni proprie della società indiana (ma non solo), incarnando al contempo la fragilità e la resilienza che appartengono alla vita collettiva, indicando sia le possibilità di svolta che quelle di rottura e suggerendo bagliori di speranza e futuri alternativi. Da sottolineare è anche il carattere sinergico e multiculturale che ha dato vita a molti dei lavori esposti, realizzati grazie alla partnership con realtà milanesi quali La Casa Degli Artisti – dove tredici degli artisti coinvolti hanno trascorso un periodo di residenza in città; il Museo di Storia Naturale, l’Accademia delle Belle Arti di Brera e la NABA.
Viasaterna | fino al 23 gennaio 2026
ingresso: libero


Un’altra mostra a Milano da visitare assolutamente a gennaio (anche perché chiude il 23), è la collettiva ospitata da Viasaterna che – attraverso le opere di nove artisti contemporanei (Alessandro Calabrese, Giorgio Di Noto, Teresa Giannico, Camilla Gurgone, Leonardo Magrelli, Grace Martella, Luca Massaro, Alessandro Sambini, Alberto Sinigaglia) e due del secolo scorso (Brâncuşi e Modigliani) – esplora trasformazioni, ibridazioni e possibilità del medium fotografico nell’era digitale, dominata dall’avvento delle intelligenze artificiali.
La fotografia è sempre presente, dunque, ma ogni artista la sfrutta, plasma e interpreta a modo suo, facendola diventare altro. C’è chi – come Sambini e Sinigaglia – preferisce lavorare sull’hardware che genera l’immagine fotografica, anziché su di essa, e chi – come Luca Massaro – fotografa etichette e insegne per poi tramutarle in opere scultoree o pittoriche. Calabrese si serve invece dell’IA generativa, di programmi di modellazione e della stampa 3D per ricostruire arti e teste mancanti a statue antiche; mentre Gurgone indaga il contrasto tra percezione umana e registrazione algoritmica del medesimo scenario.
Data l’inevitabilità della presenza pervasiva dell’intelligenza artificiale, di cui la nostra vita quotidiana è già profondamente intrisa, la domanda da porsi è: come metterla in relazione con la creatività umana? In che modo possiamo collaborare con essa in maniera virtuosa, sfruttandone le potenzialità per dare forma a qualcosa che, senza il suo contributo, non saremmo in grado di immaginare o realizzare?
Triennale | fino al 25 gennaio 2026
ingresso: libero


Alla Triennale di Milano, a gennaio, è inoltre visitabile la mostra dedicata alla terza edizione del prestigioso premio Deloitte Photo Grant, che quest’anno ha promosso il tema Contrast. A essere esposti sono i progetti fotografici Hero, Father, Friend del ghanese Carlos Idun-Tawiah (1997), vincitore di questa edizione nella categoria “Segnalazioni”; Reinas della venezuelana Fabiola Ferrero (1991), vincitrice della categoria “Open Call” 2024 e – in anteprima – Go Live dell’iraniana Atefe Moeini (1998), vincitrice della categoria “Open Call” dell’edizione 2025.
Il primo (Hero, Father, Friend) nasce come risposta alla carenza di foto del padre defunto dell’autore. In mancanza di ricordi visivi originali, Idun-Tawiah ne ha ricreati alcuni – legati sia a scene realmente accadute che ad altre solo immaginate – utilizzando come soggetti parenti e mentori. Il secondo (Reinas) si focalizza su due aspetti fortemente identitari del Venezuela: la produzione di petrolio e la bellezza delle donne. Il Paese difatti detiene la più grande riserva mondiale di petrolio e conta il maggior numero di titoli internazionali di bellezza ma, allo stesso tempo, sta attraversando da anni una profonda crisi. Il terzo, infine, nasce da un’esperienza biografica: l’arresto a Teheran della stessa artista, Moeini, nel 2018, da parte della polizia morale, accusata di aver indossato abbigliamento “non islamico”. A essere ritratte negli scatti che compongono il suo progetto (in continuo divenire), sono donne che hanno vissuto esperienze simili alla sua.
Thaddeus Ropac | fino al 28 febbraio 2026
ingresso: libero


A chiudere la nostra rassegna di mostre a Milano da visitare assolutamente a gennaio 2026 è l’interessantissimo progetto espositivo presentato dalla galleria Thaddeus Ropac, che vede in dialogo le opere di due artiste femministe protagoniste dell’Arte Concettuale: l’austriaca Valie Export (1940) e l’italiana Ketty La Rocca (1938–1976).
Entrambe hanno utilizzato il corpo come strumento di sfida alla società patriarcale, sperimentando diversi mezzi espressivi e lavorando sia in spazi privati che pubblici. È significativo osservare come, all’interno di un movimento prevalentemente maschile come l’arte concettuale – che individua nella smaterializzazione dell’opera uno dei suoi nuclei teorici – sia Export che La Rocca abbiano invece sviluppato una ricerca fortemente concettuale ma ancorata alla materialità, attribuendo un ruolo centrale alla dimensione tattile e, in particolare, alle mani, fulcro della loro pratica artistica.
Il dialogo messo in scena rende dunque lampante, prima di tutto, la comune urgenza di utilizzare l’arte come mezzo di libera espressione e autodeterminazione, nonché la necessità di agire concretamente all’interno della società, senza limitarsi alla mera rappresentazione.
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Museo della Permanente fino al 25 gennaio 2026
ADI Design Museum fino al 22 gennaio 2026
Babs Art Gallery fino al 30 gennaio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Mudec fino al 8 febbraio 2026
M77 fino al 17 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
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Fondazione Prada fino al 26 febbraio 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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Pinacoteca di Brera | fino al 11 gennaio 2026
ingresso: intero 15€; ridotto 10€; presentando biglietto di Armani Silos 6€


Tra i grandi che ci hanno lasciato nel 2025 c’è anche lui, “Re Giorgio”. Eppure a Milano la sua presenza è più viva che mai, grazie a due esposizioni che, in contemporanea, ne celebrano la carriera, l’eleganza innata e la raffinata visione stilistica. Della prima – quella inaugurata a maggio scorso all’Armani Silos – vi avevamo già parlato a giugno.
La seconda, invece, è stata inaugurata poco dopo la sua morte presso una delle istituzioni museali milanesi più prestigiose (e più amate dallo stesso Armani): la Pinacoteca di Brera. Il legame tra lo stilista e Brera era profondo: del quartiere apprezzava l’anima colta e al tempo stesso vivace, oltre alla sua innata eleganza. Non a caso, nel 1993 l’Accademia di Belle Arti gli conferì la laurea honoris causa per la coerenza della sua ricerca stilistica e per il rigore con cui seppe unire funzione e fantasia creativa.
Sarebbe stato senz’altro molto felice e onorato, per tutti questi motivi, di vedere 133 delle sue meravigliose creazioni inserite in un ambiente così importante, carico di storia e ricco di capolavori. Noi non tornavamo alla Pinacoteca da tanti anni e siamo stati davvero felici di averle fatto nuovamente visita per questa occasione. Se non ci siete mai stati, vale ancora di più la pena cogliere questa opportunità.
Fornasetti | fino al 31 dicembre 2025
ingresso: libero


Lo scorso mese vi avevamo parlato di una mostra – ancora visitabile per qualche giorno presso la galleria Tommaso Calabro – che intrecciava arte e design. E questo mese, casualmente, torniamo a parlarvi di un’installazione che intreccia arte e design e in cui c’è sempre di mezzo lo zampino di Tommaso Calabro!
L’Heur du Chat nasce dalla collaborazione tra la galleria – che per l’occasione ha selezionato una serie di opere dei surrealisti Leonor Fini e Stanislao Lepri – e Barnaba Fornasetti, che al piano superiore dello store di corso Venezia accoglie le opere in un’ambientazione progettata appositamente. Il filo rosso che unisce le opere e gli oggetti di arredo è il gatto.
Gatto che Piero Fornasetti definiva “un antico filosofo avvolto in una morbida pelliccia”: non un semplice animale domestico, dunque, piuttosto un simbolo di grazia e cultura, libertà a trasformazione (e noi non potremmo che essere più d’accordo!). Trasformazione/metamorfosi che affascinava tremendamente sia Fini che Lepri (così come i loro colleghi surrealisti) ed era un tema ricorrente di moltissime delle loro opere.
Al piano inferiore è possibile vedere anche la nuova collezione di porcellane dedicate al felino-filosofo, che comprende tazze, candele, piatti, orologi e vassoi. È sempre magico, comunque, entrare nel mondo di Fornasetti, quindi fossimo in voi ne approfitteremo. Magari ci scappa anche un acquisto natalizio…
Museo della Permanente | fino al 25 gennaio 2026
ingresso: intero 16€; ridotto 14€


Mai sentito parlare di Jack Vettriano? Non ci stupisce…eppure siamo convinti che alcune delle sue opere (prima fra tutte The Singing Butler) vi siano assolutamente familiari.
Vettriano (Hoggan all’anagrafe) nasce nel 1951 sulla costa nord della Scozia, in una famiglia umile legata all’estrazione del carbone. Per contribuire al sostentamento domestico inizia a lavorare a soli 10 anni e lascia definitivamente la scuola a 16. La svolta arriva a 21 anni, quando un’amica gli regala una scatola di acquerelli per il compleanno: un gesto semplice che gli cambia la vita. Da autodidatta comincia a dipingere con passione, prima copiando i grandi maestri e poi elaborando uno stile personale, dal forte taglio cinematografico e immediatamente riconoscibile.
Durante il giorno d’apertura della sua prima mostra nel 1988, a Edimburgo, due suoi dipinti vengono subito venduti. Da quel momento si trasferisce nella capitale scozzese, cambia cognome e comincia la sua – seppur osteggiata dalla critica d’arte ufficiale – fortunata carriera. Il culmine del successo arriva nel 2004, quando The Singing Butler viene battuto all’asta da Sotheby’s per quasi 750mila sterline e la regina Elisabetta gli conferisce l’onorificenza OBE per i servizi alle arti visive.
Peccato che in mostra ci siano solo 9 olii su tela e che per il resto si tratti di riproduzioni su carta museale a tiratura unica. La malinconia, la sensualità, l’oniricità e il senso di attesa intrinseci nelle opere di Vettriano, comunque, hanno saputo catturare il nostro sguardo.
ADI Design Museum | fino al 22 gennaio 2026
ingresso: intero 15€; ridotto 12€


A far parte della nostra selezione di mostre a Milano a dicembre 2025, inoltre, c’è quella che ADI Design Museum dedica al’avanguardistico Studio Alchimia, fondato dai fratelli Alessandro e Adriana Guerriero nel 1976. Il vivace collettivo di artisti e designer, che operò fino al 1992, si pose l’obiettivo di “materializzare in essere qualcosa di inesistente” e con la teoria del “design banale” sovvertì le regole del funzionalismo e dell’estetica industriale, trasformando la progettazione in racconto, simbolo e interpretazione del mondo.
Nel manifesto si legge: “La motivazione del lavoro non sta nella sua efficienza pratica, la ‘bellezza’ dell’oggetto consiste nell’amore e nella magia con cui esso viene proposto, nell’anima che esso contiene”.
Nato in un periodo di profondi cambiamenti socio-culturali, Studio Alchimia è stato un laboratorio di libertà e contaminazione tra le discipline: dal design all’architettura, dalle arti visive alla moda, dalla musica alla performance.
In mostra sono presenti circa 150 opere, tra cui arredi, schizzi, fotografie e oggetti vari che cattureranno la vostra attenzione.
Babs Art Gallery | fino al 30 gennaio 2026
ingresso: libero


A chiudere la nostra rassegna di mostre a Milano a dicembre 2025 è la personale del marchigiano Giorgio Facchini (1947) in corso presso una galleria d’arte molto speciale, che probabilmente non conoscete. Babs Art Gallery, infatti, è l’unica galleria in Italia specializzata in gioielli d’artista e si trova a pochi passi dal Duomo.
In questa occasione, a essere esposte sono una trentina di opere tra gioielli in oro e sculture in bronzo. E se i monili realizzati fra gli anni 70 e i 90 richiamano più l’arte cinetica – con le loro parti geometriche articolabili, pensate per assecondare i movimenti di chi li indossa – quelli creati successivamente alternano superfici lucide e opache all’inserimento di scintillanti pietre preziose.
Facchini ha esposto insieme ad artisti come Ettore Sottsass, Alexander Calder, Lucio Fontana e Pablo Picasso e le sue sculture-gioiello sono state indossate da personaggi noti quali Elizabeth Taylor e Oprah Winfrey, oltre ad aver sfilato a Parigi negli anni 70 con le collezioni autunno/inverno di Pierre Cardin. Se siete curiosi, sappiate che nella seconda sala della galleria è invece possibile ammirare anche alcuni pezzi provenienti dalle mostre presentate precedentemente in collaborazione con vari artisti tra cui Loris Cecchini, Grazia Varisco, Alex Pinna e Sophia Vari.
Armani Silos fino al 28 dicembre 2025
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Mudec fino al 8 febbraio 2026
Palazzo Morando fino al 4 gennaio 2026
M77 fino al 17 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 11 gennaio 2026
Fondazione Officine Saffi fino al 23 dicembre 2025
Tommaso Calabro fino al 13 dicembre 2025
PAC fino al 8 febbraio 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
ICA fino al 7 marzo 2026
Assab One fino al 20 dicembre 2025
Triennale fino al 26 gennaio 2026
Fondazione Prada fino al 26 febbraio 2026
Gam fino al 14 dicembre 2025
Pirelli Hangar Bicocca fino al 11 gennaio 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 15 febbraio 2026
Viasaterna fino al 23 gennaio 2026
Palazzo Reale fino al 6 gennaio 2026
Palazzo Citterio fino al 7 gennaio 2026
Kasa dei Libri fino al 19 dicembre 2025Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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